VIAGGIO TRA LE OPERE IN MOSTRA

Mondrian dipinge l'astratta
bellezza nella notte d'estate

di MARCO GOLDIN
Piet Mondrian, Notte d'estate
Piet Mondrian, Notte d'estate
Piet Mondrian, Notte d'estate
Piet Mondrian, Notte d'estate

È meravigliosa, e poco nota perché schiacciata da quella astratta successiva, la lunga stagione del Mondrian paesaggista, che copre intero il decennio inaugurale del XX secolo, giungendo fino ai primissimi anni di quello seguente. Sono così tanti i capolavori, che non è infrequente scoprirvi già i segni di un procedere futuro, e poi il piacere e la gioia immensi di una voce sublime e a sé bastante. Proprio Notte d'estate è l'incanto del guardare alla natura con occhi completamente nuovi, nella semplificazione di sentimenti che portano all'assoluto di un tempo originario. Che nella pittura di Mondrian di quel periodo diventa lavoro sulle masse scure del colore, in una continua specchiatura che fa il cielo simile all'acqua, che fa la luna l'abitante di un cielo misterioso.
Eppure, nonostante il suo desiderio di rendere astratta la bellezza, di renderla l'assoluto non toccato da nulla, noi sentiamo l'opera di Mondrian ancora oggi come qualcosa che tiene dentro di sé, benedetto, il fascino immutabile della verità. Soprattutto il fascino inestinguibile della bellezza. Sentiamo la vastità della natura inscritta anche in quei rettangoli che nascono dall'intersecazione costante di linee verticali e orizzontali. Che però si mostravano già in notturni come questo del 1907, quando alla orizzontalità del fiume bagnato dalla luce della luna, si sommava la verticalità degli alberi appena incisi dentro la cenere grigia e azzurra di una notte segreta. Sentiamo che la natura lì vive e lì continuerà a vivere per sempre, nel tentativo che è stato dal pittore operato di figurare di quella natura l'immensità, l'estensione, l'unità. Di stringere, e contenere, in quello spazio il destino del mondo, del visibile, dell'attendibile. La natura dipinta da Mondrian, bellissima, talvolta complessa nelle sue formulazioni, conseguente e contraddittoria, nasce e resta viva comunque attorno all'idea che di quella stessa natura non dobbiamo seguire l'aspetto suo esteriore, ma ciò che effettivamente è. Teniamo strette queste parole: la misura di un tempo eterno, protratto. Così è la natura, così è stata dipinta.
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