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Il giallo del camper

Nell’autopsia lunga quattro ore la verità sulla morte di Giulia

di Francesca Cavedagna
A sinistra Henrique Cappellari, 29 anni, accusato di omicidio volontario; a destra la vittima, Giulia Rigon, 31 anni
A sinistra Henrique Cappellari, 29 anni, accusato di omicidio volontario; a destra la vittima, Giulia Rigon, 31 anni
A sinistra Henrique Cappellari, 29 anni, accusato di omicidio volontario; a destra la vittima, Giulia Rigon, 31 anni
A sinistra Henrique Cappellari, 29 anni, accusato di omicidio volontario; a destra la vittima, Giulia Rigon, 31 anni

Oltre quattro ore di autopsia. Tanto ha lavorato l’anatomopatologo Giovanni Cecchetto per cercare le cause che hanno portato alla morte di Giulia Rigon, commessa di 31 anni, di Asiago. Con l’incarico affidato alle dieci di ieri mattina dal pubblico ministero Serena Chimichi, gli approfondimenti autoptici sul corpo della giovane uccisa nella notte tra sabato e domenica scorsi sono iniziati già verso mezzogiorno, e sono terminati dopo le 16. All’obitorio dell’ospedale San Bassiano erano presenti anche i carabinieri della Compagnia di Bassano, che svolgono le indagini. Nessuna indiscrezione è trapelata dagli inquirenti, ma pare che dai primi elementi raccolti possa prendere sempre più corpo l’ipotesi dell’omicidio, sulla quale sin dall’inizio ha indagato la Procura della Repubblica di Vicenza. È indagato a piede libero il fidanzato di Giulia, Henrique Cappellari, 29 anni, originario di Foza, ma di fatto senza fissa dimora, che abitava proprio nel camper parcheggiato nell’area al civico 31 di via Capitelvecchio, teatro della tragedia. Il giovane, difeso dall’avvocato Cinella, per il momento è affidato a una parrocchia del Bassanese, dove il parroco si sta prendendo cura di lui, offrendogli un appoggio spirituale, ma anche pasti caldi, vestiti e un letto in cui riposare. La difesa ieri ha nominato un perito di parte, il medico legale padovano Luigi Sergolini, che però non ha partecipato alla procedura, riservandosi di raccogliere tutti gli elementi essenziali nelle relazioni che Cecchetto fornirà alla Procura.

 

 

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Al momento non è possibile sapere quali siano state le cause esatte che hanno portato al decesso di Giulia Rigon: le lesioni riscontrate sul corpo al momento degli accertamenti, scattati domenica mattina, subito dopo l’allarme lanciato dai sanitari del 118 che erano intervenuti per i primi e purtroppo inutili soccorsi, potevano essere compatibili sia con una violenta aggressione che con una caduta. Le ferite esterne non parevano rapportabili a una dinamica di morte violenta, ma l’autopsia di ieri sembrerebbe avere indirizzato ancora di più gli investigatori sulla pista dell’omicidio.

 

 

Molte risposte arriveranno anche dagli approfondimenti scientifici effettuati dal Ris, con l’analisi delle tracce trovate sulle mani della giovane vittima, subito fasciate dagli investigatori allo scopo di impedire che possibili prove venissero contaminate. Sotto le unghie di Giulia potrebbero esserci tracce di un’attività di difesa, che potrebbero ricondurre al Dna dell’eventuale assassino. La tensione è alta. I familiari della vittima, difesi dall’avvocato Antonio Marchesini, restano chiusi nel loro dolore, accuditi solo dalle persone a loro molto vicine. Henrique Cappellari martedì era stato ricoverato al pronto soccorso dell’ospedale San Bassiano, perché trovato a vagare per la strada sotto l’effetto di stupefacenti. Il giovane era stato dimesso nel pomeriggio dopo un colloquio con uno psichiatra. 

 

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