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Il dramma

Prima di allertare il 118, il compagno ha chiamato il padre di Giulia: «Sta male, non risponde»

di F.C.
Henrique Cappellari in una foto in cui c'è anche il suo cane
Henrique Cappellari in una foto in cui c'è anche il suo cane
Henrique Cappellari in una foto in cui c'è anche il suo cane
Henrique Cappellari in una foto in cui c'è anche il suo cane

Prima di dare l’allarme al 118, Henrique Cappellari, 29 anni, residente a Cassola ma di fatto senza fissa dimora, ha chiamato il padre di Giulia Rigon: «Giulia sta male, non mi risponde», avrebbe detto al genitore, che gli avrebbe risposto di portarla all’ospedale o di chiamare subito l’ambulanza. Solo dopo è partita la telefonata alla centrale operativa che ha fatto scattare i soccorsi. L’uscita dell’ambulanza sarebbe stata giustificata da un intervento a seguito di una lite. Eppure Henrique Cappellari, nelle lunghe ore di interrogatorio davanti agli investigatori dei carabinieri e al pubblico ministero Serena Chimichi avrebbe sempre negato ogni responsabilità sul dramma, spiegando agli inquirenti che quella ferita sulla fronte «Giulia se la sarebbe causata cadendo» e che lui «non l’avrebbe mai colpita».  Molte risposte arriveranno dall’autopsia sulla giovane, che sarà fissata nelle prossime ore. Gli accertamenti sulla donna trovata morta all'alba di ieri all'interno di un camper Ford, nella prima periferia di Bassano, metteranno un punto fermo sulle cause del decesso, che da una prima ispezione del cadavere sembra essere sopraggiunta in seguito a percosse. Tra le certezze anche quella che Giulia sia morta molte ore prima dell’allarme, forse nella serata di sabato.

Giulia Rigon, di Asiago, si era trasferita a vivere con il fidanzato nel camper posteggiato a Bassano del Grappa e lavorava come commessa all'Ipermercato Battocchio di Romano d'Ezzelino, dallo scorso settembre. «Giulia era una dipendente stupenda, sempre puntale e precisa, gentile e premurosa sia con i clienti che con i colleghi di lavoro. Siamo sconvolti per quello che è accaduto, nessuno di noi voleva crederci» a parlare è Giovanni Battocchio, uno dei titolari.

 

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Una vita difficile, invece, fin dall’infanzia quella di Henrique Cappellari. Adottato e accolto nella casa della famiglia Cappellari a Foza assieme al fratello fin da giovanissimo, la strada gli si è fin da subito presentata in salita. Questo nonostante la famiglia abbia cercato di dargli tutto l’amore e la dedizione possibili. Tanto che alla fine c’è stato il suo allontanamento dai genitori adottivi e l’accoglienza nella casa “Famiglia aperta sul mondo” di Asiago. Appena raggiunta la maggiore età, Henrique ha deciso da solo ed ha voluto esplorare quanto il mondo poteva offrirgli: ma sono stati gli ambienti al limite della legalità ad attrarlo di più. Da quel momento ha vagato sull’Altopiano e nella Pedemontana. Assieme al fratello maggiore ha preso residenza nel Comune di Roana. Da circa due anni però Henrique, dopo la decisione di trasferirsi nel camper, risulta registrato come “senza fissa dimora”. E non risulta avere un’occupazione stabile.

 

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