Vicenza

«Zonin, monarca assoluto di BpVi. Gestiva tutto lui»

Gianni Zonin non era un “primus inter pares (primo tra uguali, ndr), un presidente prevalentemente dedito a incrementare il patrimonio artistico della banca, ad assolvere funzioni di rappresentanza e a dirigere in modo imparziale la dialettica consiliare”. L’ex presidente della Banca popolare di Vicenza era invece “un monarca assoluto” che decideva ogni cosa: dalle operazioni “baciate” al capitale finanziato, agli investimenti nei fondi esteri. A sostenerlo è il collegio del tribunale, presieduto dal giudice Deborah De Stefano, nelle 1.111 pagine di motivazioni della sentenza del processo per il crac dell’istituto che si era concluso a fine marzo con quattro condanne in primo grado. La pena più alta, 6 anni e mezzo, era stata inflitta proprio a Zonin. Emanuele Giustini, ex vice direttore generale responsabile dell’area mercati, era stato condannato a 6 anni e tre mesi. Sei anni ciascuno erano stati inflitti agli altri due ex vice direttori generali, Paolo Marin, responsabile dell’area crediti, e Andrea Piazzetta, a capo del settore finanza. Erano invece stati assolti l’ex consigliere di amministrazione Giuseppe Zigliotto e l’ex dipendente Massimiliano Pellegrini. Il tribunale aveva inoltre ordinato la confisca di 963 milioni di euro. 

Le motivazioni sono state depositate ieri. Secondo il collegio, il processo ha fatto emergere una figura di Zonin radicalmente diversa da quella che l’imputato si sarebbe cucito addosso: «L’immagine di un presidente che ha esercitato per circa un ventennio una posizione di dominio incontrastato all’interno della banca» che «ha instaurato un marcato accentramento di potere nell’assoluta acquiescenza dei manager e degli organi sociali», scrivono i giudici. Da qui la definizione di “monarca assoluto” utilizzata dal collegio, che ha fatto propria un’espressione intercettata durante le indagini. 

 

Valentino Gonzato