Vicenza

Alex Zanardi lascia il San Bortolo. Dopo 76 giorni torna a casa

Si tratta del secondo ricovero nel reparto riabilitativo: il primo era stato in piena pandemia. «In questo periodo medici e personale hanno stabilizzato le sue condizioni cliniche»

Alex Zanardi lascia per la seconda volta Vicenza. L’ex pilota è stato infatti dimesso dal reparto di riabilitazione dell’ospedale San Bortolo dove è rimasto ricoverato per 76 giorni. «Il paziente è stato stabilizzato», spiega il primario Giannettore Bertagnoni. 

Le cure al San Bortolo

In questi due mesi e mezzo Zanardi ha ricevuto tutte le cure possibili dal team medico e specialistico di un centro di eccellenza come quello di Vicenza, che, a livello scientifico, è probabilmente il più accreditato d’Italia ed è rinomato anche in Europa. Per questo Daniela Manni, la moglie dell’ex campione di automobilismo e di handbike, e il figlio Niccolò, che già ad aprile del 2021 si erano rivolti a Vicenza per il recupero fisico e cognitivo dello sfortunato iron-man bolognese, anche lo scorso 2 agosto, dopo l’incendio divampato nella sua villa di Noventa Padovana, hanno voluto riportarlo al San Bortolo in un reparto «che pure per il futuro – dice il dottor Bertagnoni – resterà il suo punto di riferimento medico».

Era il secondo ricovero a Vicenza

Anche in questo secondo ricovero nella riabilitazione dell’ospedale berico Zanardi è stato circondato da una impenetrabile cortina di riserbo, come ha sempre chiesto la famiglia, per tutelarne la privacy e favorire all’interno di questa bolla il più efficace risultato delle terapie neurologiche e fisiche. E anche questa volta è stato lo stesso primario a seguire in prima persona, giorno per giorno, il piano di recupero nella stanza blindata in cui si sono alternati fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, infermieri. «In questi mesi – spiega ancora Bertagnoni – il nostro principale obiettivo è stato di stabilizzare le condizioni cliniche generali di Zanardi. Ma, contestualmente, abbiamo proseguito il programma riabilitativo seguito durante il primo periodo di degenza». 

Un incendio danneggiò i pannelli che alimentano le macchine

Il rogo scoppiato nell’abitazione di Noventa aveva messo fuori uso l’impianto fotovoltaico al quale sono collegati i macchinari che Alex utilizza per portare avanti il suo percorso di lento ritorno a una sufficiente normalità, e, allora, come detto, la moglie ha deciso di farlo ritornare a Vicenza nell’ambiente medico e umano in cui Bertagnoni e la sua équipe avevano fatto il massimo, grazie alle molteplici competenze, alla filosofia di cura e alle attrezzature in uso al reparto, per far ritrovare ad Alex prospettive di ripresa.

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Così le porte del reparto si sono riaperte per una seconda fase di degenza molto più breve della prima durata da aprile alla vigilia di Natale dello scorso anno in piena era Covid. Da Vicenza Zanardi usciva fra le parole di gratitudine della sua Daniela dopo aver peregrinato fra cliniche e ospedali per almeno un anno e mezzo. Per lui l’ennesima sfida di una vita in cui la fatale sorte gli ha teso agguati che avrebbero fatto capitolare chiunque e dai quali invece lui è riuscito ad alzarsi.

Zanardi e gli sfortunati incidenti

Prima il drammatico 15 settembre del 2001, quando, per un terribile incidente sul circuito del Lausitzring in Germania gli dovettero amputare le gambe. Poi, il 19 giugno del 2020, il secondo appuntamento con l’implacabile moira, la dea del destino della mitologia, a una curva sulla strada tra Pienza e San Quirico d’Orcia in Toscana, sulle colline senesi, dove Alex, mentre pedalava andò a schiantarsi contro un camion riportando ferite gravissime.

In mezzo il suo ritorno allo sport con la conquista di 4 medaglie d’oro ai Giochi di Londra del 2012 e a quelli di Rio del 2016, diventando simbolo del movimento para-olimpico. Ora la speranza è di rivederne presto il sorriso felice e contagioso. 

Franco Pepe