Vicenza

Morto in ambasciata, l'appello del fratello: «Chiediamo giustizia, finora solo bugie»

«Dopo sei mesi dalla morte di Luca, siamo qui oggi per chiedere il diritto ad avere giustizia». Lo ha affermato in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati Fabrizio Ventre, fratello di Luca Ventre, cittadino italiano di 35 anni morto il primo gennaio scorso a Montevideo, in Uruguay,
dopo aver scavalcato i cancelli dell’ambasciata italiana. Ventre, di origini lucane, aveva vissuto a lungo a Torri di Quartesolo e Vicenza.

«Spero che questa storia arrivi finalmente davanti a un giudice, e di poter finalmente avere giustizia, per mia madre soprattutto, che possa trovare pace in questa storia».
«Siamo passati da una situazione in cui Luca è morto per un malore, per un incidente stradale, per un farmaco sbagliato in ospedale, fino al giorno in cui ho guardato il video e mi sono accorto che quello che ho visto non erano né un malore, né un incidente stradale o altro», ha dichiarato, raccontando quantoù vissuto dalla famiglia in questi mesi.
«Trovo assurdo che siamo noi come famiglia a doverci occupare di cose» legate alle indagini, come la visione di video, l’autopsia di Luca oppure «sopportare gli interrogatori farsa che hanno fatto in Uruguay». E quando il corpo è arrivato a Roma, «anche lì abbiamo avuto un’enorme sofferenza, perché non può essere il fratello che va a Ciampino a prendersi la salma
perché bloccata dalla compagnia aerea perché nessuno ha pagato il volo».

«Luca non è morto in mezzo alla foresta dove non si sa bene cosa è successo, è morto davanti a telecamere» e «non è possibile che tutto questo percorso sia così accidentato e complicato». «Io pensavo inizialmente di avere supporto dall’Italia, invece abbiamo avuto tantissime bugie», ha sottolineato Fabrizio Ventre, criticando la gestione della vicenda da parte delle istituzioni.

 

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