Il caso Luca Ventre

Il mistero della morte del vicentino nei video dell'ambasciata in Uruguay. Il fratello: «Massacrato e torturato»

Luca Ventre morto in Uruguay, le immagini della videosorveglianza

Una morte circondata da tanti, troppi interrogativi. La famiglia di Luca Ventre, morto a 35 anni in Uruguay, dove viveva da tempo, chiede risposte e vuole conoscere la verità. Mamma e fratello Fabrizio abitano a Vicenza e non si danno pace, sostengono che Luca è stato «massacrato»

Si è svolto intanto oggi in Procura, a Roma, un vertice tra inquirenti e investigatori per fare il punto sulle indagini. Il decesso è avvenuto il primo gennaio scorso. Quel giorno Ventre si era introdotto, dopo avere scavalcato il cancello, all’interno della ambasciata italiana a Montevideo, in Uruguay. Il procedimento, in cui si ipotizza il reato di omicidio preterintenzionale, è coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco che ha affidato ai carabinieri del Ros delega per svolgere una serie di accertamenti. Al centro dell’incontro di oggi anche una serie di documenti trasmessi dall’ambasciata italiana nelle scorse ore. Chi indaga sta valutando, in primo luogo, la possibilità di far rientrare in Italia la salma del giovane in modo da potere affidare incarico al medico legale per effettuare l’autopsia. L’indagine è al momento contro ignoti. 

 

Il fratello Fabrizio, ha raccontato a Il Giornale di Vicenza che Luca aveva scavalcato il muro di cinta dell’Ambasciata perché riteneva di essere in pericolo di vita e voleva tornare ad ogni costo in Italia. Ha aggiunto di aver visto i video delle telecamere di sicurezza che mostrano che il fratello è stato «massacrato e torturato da un vigilantes che gli ha tenuto un braccio attorno al collo». E conclude: «il video mostra che entra i perfetta salute ed esce a peso morto».

 

«Il connazionale - spiega la Farnesina - dopo aver scavalcato nelle primissime ore della mattina di un giorno festivo la recinzione dell’Ambasciata è stato fermato da personale di una società di vigilanza locale e da un agente della polizia uruguaiana deputato alla protezione delle sedi diplomatiche. Appena appreso dei fatti, il personale dell’Ambasciata si è immediatamente attivato recandosi in ospedale e rimanendo in costante contatto con il padre del connazionale, residente in Uruguay, al quale è stata fornita tutta l’assistenza possibile». «L’Ambasciata si è poi immediatamente attivata sia presso la Magistratura uruguaiana che presso quella italiana, che hanno aperto le rispettive inchieste, le quali sono tutt’ora in corso. La nostra sede diplomatica ha messo a disposizione delle due Magistrature italiana e uruguaiana copia integrale di tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza e conserva gli originali a disposizione di quella italiana. Su indicazione del Ministro Di Maio, l’Ambasciata a Montevideo continua a seguire il caso con la massima attenzione ed è in costante contatto con le autorità uruguaiane, affinché alla vicenda venga assicurata massima priorità e possa essere fatta piena luce quanto prima su questo tragico evento».

Luca Ventre che, secondo quanto emerso da fonti locali aveva alcuni precedenti penali per droga in Italia, risiedeva in Uruguay dal 2012. Anche la Vice Ministra Del Re «ha indirizzato personalmente una lettera ai familiari del connazionale, assicurando la piena assistenza della Farnesina e auspicando che sia fatta al più presto giustizia sul caso». Mentre la Farnesina ha assicurato che «in questo doloroso momento, si stringe alla famiglia del connazionale, e continuerà, tramite la propria Ambasciata a fornire ogni possibile assistenza».

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