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L'esperto

Alluvioni di inverno sempre meno rare. «Il clima cambia»

di Alessia Zorzan
A febbraio attesi 60 millimetri di pioggia, ma ne sono già caduti oltre 200. Piove di più anche per il mare più caldo
Il Retrone, qui a ponte Furo, ha superato il livello di guardia (Foto Toniolo)
Il Retrone, qui a ponte Furo, ha superato il livello di guardia (Foto Toniolo)
Il Retrone, qui a ponte Furo, ha superato il livello di guardia (Foto Toniolo)
Il Retrone, qui a ponte Furo, ha superato il livello di guardia (Foto Toniolo)

Un’allerta alluvione d’inverno. Se in passato sarebbe stato quasi impensabile, negli ultimi vent’anni non deve più stupire. Segno anche questo di un clima che cambia. «Febbraio così ne vedremo sempre più», precisa il meteorologo Ampro Marco Rabito. Più frequente non significa però “normale”. La normalità, nelle nostre zone, richiederebbe infatti inverni secchi, mentre negli ultimi anni la tendenza sta cambiando. In 19 ore ieri, nel capoluogo, la stazione Arpav di Sant’Agostino ha rilevato 89 millimetri di pioggia (pari a 89 litri al metro quadro di terreno). Alle 20 erano già stati superati i 91.

Il tutto contro una media del periodo 1994-2022 di 60 millimetri (come indicato dal report Arpav). Febbraio 2024, inoltre, prima di ieri, aveva già accumulato oltre cento millimetri di pioggia. «Il paradosso - aggiunge Rabito - è che finita questa emergenza ci troveremo con una falda piena, ma i corsi d’acqua in difficoltà per dare acqua ai campi, perché non c’è neve in montagna». E senza neve, non c’è riserva per la primavera e per l’estate. 

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Ad andare in sofferenza, come visto, ieri è stata in particolare la rete idrica secondaria, quindi fossi, canali e rogge, oltre che il fiume Retrone che però, evidenzia l’esperto, «segue dinamiche simili dei corsi d’acqua minori». Il Retrone, infatti «reagisce in base alle precipitazioni in pianura, perché nasce a due passi dalla città, non ha un bacino di laminazione». 

A mandare più facilmente in crisi i canali di scolo sono anche le mutate condizioni climatiche e ambientali. Rispetto al passato, in sostanza, la rete di scolo si presenta in parte sottodimensionata per la quantità di acqua che deve accogliere. Una quantità aumentata per il fatto che «piove diversamente e i terreni tra costruzioni e colture intensive drenano molto meno. Si possono pulire i canali finché si vuole, ma non basta a risolvere il problema».

Piove diversamente, con grandi concentrazioni in poco tempo, ma piove anche di più. E questo perché «abbiamo un mar Mediterraneo troppo caldo. Oggi si calcolano 2-3 gradi in più a livello superficiale rispetto al dato atteso per la stagione». «Nell’Atlantico la settimana scorsa si è misurata un’anomalia di temperatura elevata che non ha equivalenti in 259 mila anni». E un avere un mare più caldo significa «fornire all’atmosfera più evaporazione, il che comporta una produzione maggiore di precipitazioni». 

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