Vicenza

Turismo, le varianti frenano le partenze. «Piovono le disdette»

La variante Delta frena le partenze. In quella che doveva essere l'estate della ripresa, le agenzie di viaggio vicentine lanciano l'allarme: «Siamo in balia dell'incertezza, chi ha prenotato comincia a tirarsi indietro e temiamo un nuovo blocco per l'autunno, che significherebbe la catastrofe per il settore», avverte Giuseppe Germanò, rappresentante di Fiavet Confcommercio, che riunisce gli agenti di viaggio.

La colpa, dopo un 2020- inizio 2021 lacrime e sangue («fino a giugno abbiamo registrato perdite tra l'80 e il 90%») è legata in parte ai rischi per i nuovi contagi e in parte, secondo gli operatori, al caos green pass, che incide in particolare su chi è in procinto di fare i bagagli per le sospirate vacanze all'estero, con Spagna e Grecia in testa tra le mete prescelte.

Il timore di rimanere bloccati oltre confine ma anche le difficoltà oggettive nell'imbarcarsi – come capitato ieri a decine di passeggeri fermati a Malpensa – si stanno già traducendo in cancellazioni e disdette, come segnalano anche numerosi alberghi vicentini. Prenotazioni annullate all'ultimo minuto, da parte soprattutto di viaggiatori stranieri che avevano deciso di inserire il capoluogo berico tra le tappe del tradizionale tour veneto che include villeggiatura, arte ed enogastronomia.

Per gli operatori è l'ennesimo pit stop in una tabella di marcia che, pur con tanti ostacoli, aveva cominciato ad ingranare proprio nelle ultime settimane. Prova ne è la presenza, anche nell'ultimo fine settimana, di numerosi turisti in centro storico. Italiani (soprattutto dalle regioni del nord) ma anche stranieri (tedeschi, francesi, belgi, olandesi), come rilevano gli uffici Iat gestiti dal Consorzio Vicenzaè.

Mentre il Regno Unito festeggia la fine delle restrizioni con il “Freedom day”, l'Italia torna dunque a blindarsi, almeno dal punto di vista dei controlli: come annunciato dal presidente del Veneto Luca Zaia, gli accertamenti anti covid negli aeroporti della regione sono stati intensificati, con il “Marco Polo” passato da 5 a 10 linee di screening. E a proposito di green pass, la festa del Redentore di Venezia è stato il primo, grande banco di prova per il provvedimento d'accesso a eventi e luoghi a rischio assembramento, in fase di discussione proprio in queste ore. Un provvedimento che però, dalla riapertura di maggio, resta un grosso punto di domanda per gli addetti ai lavori: «Non c'è ancora una linea chiara, per esempio noi ai nostri gruppi lo raccomandiamo ma non siamo pubblici ufficiali, non possiamo imporlo o fare verifiche», puntualizza Germanò, che con la sua agenzia Etli è specializzato in soggiorni in Italia e si prepara a portare almeno mille persone a Ischia dopo Ferragosto.

Scettico in un primo momento, vede ora il green pass quasi come un'ultima spiaggia il presidente di Federalberghi provinciale Oscar Zago: «Inizialmente non ero favorevole, ma con l'evolversi delle varianti e il profilarsi di nuove restrizioni, credo sia indispensabile per dare continuità al mondo del turismo – osserva Zago – non è pensabile fermare ancora le imprese, altrimenti sarà impossibile organizzare il lavoro, programmare la stagione e fare assunzioni». Tra città e provincia – specie sull'altopiano – sono circa 230 gli albergatori iscritti a Federalberghi. Per molti di loro, come per i colleghi baristi, ristoratori, commercianti, resta il nodo delle verifiche sui pass: «Chi dovrà accertare il qr code? A chi tocca la multa da 400 euro? E la privacy?» sono gli interrogativi sollevati da Zago.
In questo clima di precarietà intanto, più di qualche agenzia di viaggi ha già chiuso i battenti. «Tra il blocco totale delle attività, il caos per la seconda dose dei vaccini e ora la variante, su 150 agenzie in provincia almeno 10 hanno abbassato le serrande per sempre – rivela Germanò - e chissà cosa accadrà di qui a fine anno».

Giulia Armeni

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