Primo dibattimento a Vicenza

Positiva al Covid andò a fare la spesa. Operatrice Rsa finisce in tribunale

Clienti di un supermercato in fila con il carrello e con la mascherina (Foto Archivio)
Clienti di un supermercato in fila con il carrello e con la mascherina (Foto Archivio)
Clienti di un supermercato in fila con il carrello e con la mascherina (Foto Archivio)
Clienti di un supermercato in fila con il carrello e con la mascherina (Foto Archivio)

Non ha osservato «un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo», con l’aggravante di «esercitare una professione o un’arte sanitaria». È quanto contesta, in virtù di un Regio decreto del 1934, il procuratore aggiunto Orietta Canova a Stefania Bogotto, 53 anni, di Roana, operatrice sanitaria di una casa di riposo sull’Altopiano. Ieri è iniziato il processo all’imputata, davanti al giudice Amedoro e al pubblico ministero onorario Ghirotto: e si tratta del primo dibattimento in tribunale a Vicenza per una violazione ai decreti Covid. Nello specifico, Bogotto nel corso del 2020 si sarebbe recata due volte al supermercato, ad Asiago, nonostante fosse positiva al virus, con l’obbligo quindi di non uscire di casa. L’imputata, assistita dagli avv. Giacomo Bortoli e Claudio Castegnaro, avrà la possibilità in aula di dimostrare la sua innocenza. A leggere la norma - che è stata modificata dal decreto legge 19 del 2020, introdotto dal governo Conte - rischia fino a 18 mesi di arresto e ad una ammenda di 5 mila euro.

La vicenda di Bogotto è quanto mai singolare. Da quanto ricostruito, era risultava positiva al Covid, in un periodo in cui le case di riposo erano diventate focolai, e venivano contagiati tanto gli ospiti quanto il personale. Per legge, l’imputata non avrebbe dovuto muoversi di casa - anche se la difesa potrà evidenziare in aula come non vi sarebbe stato, da parte del suo datore di lavoro, un provvedimento chiaro sul punto - durante la quarantena, una misura definita dal capo di imputazione un «divieto legalmente imposto per impedire la diffusione della malattia infettiva dell’uomo Covid-19». 

Ciononostante, in due circostanze, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, Bogotto, trovandosi in difficoltà perché non avrebbe avuto nessuno a cui chiedere una mano, si sarebbe bardata a dovere, fra mascherine, sciarpe e guanti, e si sarebbe recata in un vicino supermercato, nel territorio comunale di Asiago, per fare la spesa. In una di queste circostanze Bogotto sarebbe stata riconosciuta e qualche testimone aveva dato l’allarme al 112, facendo intervenire una pattuglia dei carabinieri che non solo l’aveva identificata, ma aveva anche verificato come lei fosse una di quelle persone che non potevano uscire in quei giorni dalla propria abitazione. Per questo l’operatrice era stata denunciata, finendo sotto inchiesta; poi il magistrato ha chiesto il processo.

Ieri, in aula, al termine dell’udienza filtro, il giudice ha rinviato il dibattimento di alcuni mesi. In aula sfileranno i testimoni per ricostruire l’accaduto e l’imputata avrà l’occasione per difendersi dalle contestazioni. Si tratta, come detto, della prima volta che della violazione della quarantena si discuterà durante un processo pubblico in tribunale a Vicenza. Va detto, peraltro, che casi analoghi non sono stati frequenti nella provincia berica dall’inizio della pandemia fino ad oggi. 

 

Diego Neri