L'intervista

Otello Dalla Rosa: «Me ne vado da questo Pd. Ormai è un partito ingessato»

L'ex candidato sindaco Otello Dalla Rosa ha deciso di lasciare il Pd.
L'ex candidato sindaco Otello Dalla Rosa ha deciso di lasciare il Pd.
L'ex candidato sindaco Otello Dalla Rosa ha deciso di lasciare il Pd.
L'ex candidato sindaco Otello Dalla Rosa ha deciso di lasciare il Pd.

Otello Dalla Rosa era sulla soglia già da un po’ di tempo ma adesso ha deciso di varcarla: «Me ne vado dal Pd». La porta che sbatte in questo caso fa rumore perché il suo è un nome di peso e quattro anni fa ha indossato i panni del candidato sindaco. Adesso però il vestito del partito gli sta stretto e vuole cucirsi addosso un solo abito che ritiene gli cada meglio. È la divisa civica e moderata di Per una grande Vicenza. E non è affatto detto, anche se Dalla Rosa su questo non si lascia sfuggire mezza parola, che altri consiglieri comunali come lui non scelgano di fare lo stesso. Lo si capirà a breve, ma intanto è su di lui che ci si concentra perché la notizia è rilevante. 
 

Perché ha deciso di dire addio al Pd? 
Mi faccia fare una piccola premessa: me ne vado con grande rispetto, provo comunque affetto per una comunità che è stata un pezzo di storia della mia vita. 
E cosa l’ha spinta allora ad abbandonare questa comunità? Cosa non la convince del Pd? 
In sintesi, penso che abbia perso il suo slancio riformatore: da un lato è diventato un partito-Stato e dall’altro continua a inseguire l’idea di un’alleanza con una forza demagogica e populista come i 5 Stelle. Non condivido la visione del rapporto tra lavoro e impresa, propria ad esempio del ministro Andrea Orlando, improntata sulla lotta di classe. È un partito timido su troppi temi: non ha il coraggio di dire che il reddito di cittadinanza è un provvedimento assistenzialista e iniquo né di dire il bonus 110 per cento ha drogato i prezzi, ha creato truffe enormi, ha fatto danni. 

Ha preso questa piega con la segreteria di Enrico Letta? 
No, è dal dopo-Renzi che il partito ha perso la voglia di rinnovarsi. Diciamo che è un partito che ha molto bisogno di governare per dare un senso alla propria esistenza e che ripropone vecchi schemi. 

E il Pd locale che stato di salute ha? 
Ci sono amici che stimo, ma anche qui il partito è ingessato. C’è bisogno di aprire un ragionamento nuovo. 

A proposito di ragionamenti nuovi, lei ha dato vita, insieme ad altri, all’associazione Per una grande Vicenza. Con quale scopo? 
Proprio quello di mettere in moto idee e progetti. 

Domanda diretta: volete fare concorrenza al Pd? È un’operazione ostile? 
Le rispondo in modo altrettanto diretto: non è un’operazione ostile. Per una grande Vicenza è una cosa diversa rispetto a un partito e quindi non fa concorrenza al Pd. Noi guardiamo a un’area, che ora come ora non si riconosce nei partiti tradizionali, profondamente riformista e moderata, che punta al pragmatismo per uscire dall’immobilismo e dalla cialtroneria a cui questa amministrazione ci ha abituato. Lo spazio c’è. 

Volete allargare il campo. Ma il vostro campo di gioco è quello del centrosinistra? 
Siamo profondamente alternativi al centrodestra che si è dimostrato inconcludente e incapace di definire un progetto di città. Ma siamo anche alternativi a quella parte di sinistra rappresentata dai 5Stelle. 

E se il centrosinistra dovesse qui allearsi con loro? 
Non vedo perché dovrebbe rientrare in una eventuale alleanza questa sorta di fantasma in via di estinzione. 

A livello nazionale si sta cercando di dare vita a un’aggregazione di centro, volete fare la stessa cosa? Pensate di dialogare anche con Più Europa, Azione, Iv? 
A livello nazionale ci sono altre dinamiche nelle quali non mi avventuro. Io guardo alla dimensione locale dove deve essere fondamentale lo spirito civico e la condivisione di un’idea di città. Tra le persone che compongono le forze che lei citava ce ne sono diverse con cui condivido un progetto di città. Può essere che si riesca a fare un percorso assieme, vedremo. 

Questa associazione diventerà una lista da mettere in campo alle prossime comunali?

È prematuro, ora come ora è un’associazione culturale. 

Ma lo esclude? 
Non lo escludo. 

Lei vuole fare il candidato sindaco? 
Per me vengono prima famiglia e lavoro. La politica è passione, spirito di servizio, a cui dedicare il mio tempo libero. Quindi, no, fare il candidato sindaco non è nei miei piani. 

Ma esiste la possibilità che Per una grande Vicenza, nel caso in cui dovesse presentarsi alle elezioni, schieri un suo candidato sindaco? 
Non credo proprio che questo sia tra gli obiettivi. 

Intanto il centrosinistra in vista delle comunali è fermo. 
Guardi, l’individuazione del candidato può avvenire anche più avanti. Al momento non c’è nemmeno Francesco Rucco in campo. Vedo invece la necessità che si faccia attività sul territorio. Spero che il tavolo della coalizione metta le ruote e si muova. 

Le primarie come le vede? 
Avendole fatte a suo tempo di certo non sono contrario. Ma, attenzione, hanno un senso se ci sono più candidati competitivi. Se invece si arrivasse a un unico candidato forte non vedo perché fare delle primarie fasulle che, in questo caso, genererebbero solo difficoltà. 

Ecco, il suo sfidante di allora Giacomo Possamai viene oggi considerato tra i papabili candidati. Come sono al momento i vostri rapporti? 
Al contrario delle voci circolate io e lui già un mese dopo le primarie abbiamo iniziato a lavorare insieme per la campagna elettorale. Poi, certo, in questi anni il rapporto si è evoluto, intensificato: abbiamo un rapporto ottimo, c’è stima reciproca, condividiamo molte idee per la città. 

Con lei se ne andranno dal Pd anche Alessandra Marobin e Cristiano Spiller, suoi compagni in Per una grande Vicenza? 
Non lo so, faranno le loro valutazioni. 

Ci sarà a breve un nuovo gruppo in consiglio comunale? 
Si dovranno fare delle valutazioni.

 

Roberta Labruna