Esclusiva GdV

Nelle viscere della Guerra Fredda: viaggio nella "nuova" base Usa

Lavori in corso in uno dei grandi "buchi" scavati nella roccia delle colline di Longare
Lavori in corso in uno dei grandi "buchi" scavati nella roccia delle colline di Longare
Lavori in corso in uno dei grandi "buchi" scavati nella roccia delle colline di Longare
Lavori in corso in uno dei grandi "buchi" scavati nella roccia delle colline di Longare

Il cancello e l’ingresso sono nuovi di zecca ma quello che c’è dietro nasconde una storia misteriosa e un futuro tutto da inventare. Il pomeriggio uggioso sposta l’attenzione sul passato della base americana di Longare, la celeberrima Pluto. Un passato fatto di tunnel e bunker naturali scelti come custodie perfette per le testate nucleari (almeno fino al 1992), per quanto il nome, Pluto, appunto, non derivi da plutonio, come tutto lascerebbe pensare, quanto piuttosto dal simpatico cane di Topolino, uno dei più simpatici tra i personaggi di Disney.

Il progetto «Benvenuto nella casa della 207ª Brigata di intelligence». Il colonnello John Saari fa gli onori di casa al cancello in fondo a via dei Martinelli. Così come ai tempi del Dal Molin, ora Del Din, gli americani non erano interessati per nulla all’aeroporto (che infatti è stato sacrificato un po’ frettolosamente dalle autorità vicentine per rispondere alle preoccupazioni di chi protestava), allo stesso modo oggi i quasi 20 milioni di dollari che sono stati investiti per rifare i connotati all’ex base Pluto non si devono certo alla riattivazione dei bunker con testate atomiche. «In gran parte sono stati demoliti - assicura l’ingegner Gregory Valley, che sta seguendo la realizzazione del progetto - e la scelta di allocare qui la 207ª Brigata di intelligence è legata a una scelta di razionalizzazione e di utilizzo intelligente delle risorse: la base già c’era ed è stato ritenuto conveniente e lungimirante ristrutturarla secondo le nuove esigenze».

Il bunker Inutile dire che mentre gli americani si illuminano a guardare il futuro, lo sguardo di un qualsiasi vicentino che varca questa soglia cerca automaticamente traccia di un passato in cui la Guerra Fredda ha rischiato più volte di diventare calda. E che se non lo è diventata, paradossalmente, qualche merito ce l’hanno anche le testate nucleari che Stati Uniti e Unione Sovietica si puntavano a vicenda. Proprio al “piano terra” di questa base costruita a più livelli in 22 mila metri quadrati di collina si intravede l’ingresso di un bunker illuminato a giorno dalle fotoelettriche. «Possiamo dare un occhio?». «Ma certo - risponde il col. Saari, nato nel Minnesota ma subito trasferito in Florida dopo aver conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie - qui non ci sono segreti». In compenso ci sono operai che stanno lavorando alacremente per consegnare l’opera in tempo utile. Le gettate di cemento fanno da contrasto con la roccia viva. «Il problema è combattere con l’umidità - rivela l’ing. Valley - ma stiamo studiando un impianto ad hoc». Ma come verrà impiegato questo gigantesco bunker? «Storage», risponde. Già, per immagazzinare. Cosa? «Un po’ di tutto - aggiunge -. Funghi, salami...». E scoppia una risata. «Certo, non testate nucleari».

La visita Prima di salire sul van e inerpicarci per la strada che sale per la collina, c’è il tempo di fare una sosta negli uffici della Military Police. C’è anche il team che si occupa dei quattro cani che fanno parte della truppa, due specializzati in esplosivi e due antidroga. Poco più avanti c’era anche la clinica veterinaria al servizio degli animali domestici delle famiglie americane di stanza a Vicenza. «Gli investimenti previsti per questa base - spiega il col. Saari - servono per dare una nuova casa alla 207ª Brigata intelligence -. La decisione di riattivarla a Vicenza con un focus preciso sull’Africa, è stata presa proprio in considerazione di unirne gli effettivi in un ambiente condiviso. Al momento siamo ancora un po’ spartiti tra Longare e la Ederle ma alla fine dei lavori, previsti per l’estate del 2023, saremo tutti qui». Hanno calcolato che, tra quartier generale e le diverse palazzine uffici, a Longare potrebbero trovare posto fino a 500 effettivi. 

Lavori Così come lo sono stati i principi ispiratori della Del Din, a maggior ragione in questa porzione di colli berici non poteva che sorgere una base green. «L’obiettivo - assicura l’ing. Valley - è quello di avere a regime la completa autosufficienza energetica attraverso l’impiego di fonti alternative. E i criteri di realizzazione di edifici e del parcheggio rispettano l’ambiente circostante». L’idea di spostare in questa collina i fuochi artificiali e la festa del 4 luglio potrebbe presto essere presa in considerazione visto l’affollamento immobiliare della Ederle. Ultima curiosità, cos’è quella specie di disco volante di cemento che si vede dall’alto? «Qualcuno ha pensato che fosse la nuova rampa di missili atomici - assicura Valley - in realtà è il serbatoio dell’acqua». Altre risate, che però diventano amare quando spunta l’ingresso di un vecchio bunker e dai pc del quartier generale echeggiano le notizie dall’Ucraina. A Longare il nucleare è il passato, a Mosca qualcuno lo potrebbe usare per cancellare il futuro. 

Marino Smiderle