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25.05.2020 Tags: Vicenza , Olga Faccioni , Giuseppe Grolla , matrimonio , matrimonio coronavirus

Lista invitati e
mascherine, il "sì"
torna in chiesa

La sposa all'arrivo ha indossato la mascherina bianca. COLORFOTO
La sposa all'arrivo ha indossato la mascherina bianca. COLORFOTO

«Chi non è in questa lista, non entra». Dare nome e cognome sulla porta di una chiesa per partecipare ad un matrimonio non è forse quello che ci si aspetta, ma visto il clima delle scorse settimane, già entrarci, in chiesa, per gli invitati è stata una fortuna. Giuseppe Grolla e Olga Faccioni, 26 e 23 anni, non hanno dubbi: «Lo desideravamo tanto e abbiamo fatto bene a crederci». È loro il primo sì di Vicenza del post-lockdown celebrato in chiesa. E poco importa se ci stanno al massimo 60 persone, se all'ingresso c'è il gel igienizzante, se la festa in villa è rimandata ad ottobre e se hanno dovuto abbinare le mascherine ai vestiti. Gli anelli sono stati scambiati davanti a testimoni, famigliari, qualche amico, con musica e fotografi.

 

Mascherine e distanziamenti tra gli invitati in chiesa. COLORFOTO

 

Il cammino verso la normalità, per quanto riguarda i riti religiosi, è partito dalla chiesa dei Filippini, in centro a Vicenza, sabato 23 maggio alle 15. Un sogno che si è realizzato per i giovani sposi, dopo momenti anche di sconforto. «Ho chiesto ad Olga di sposarmi lo scorso giugno - ha raccontato prima della cerimonia Giuseppe - inizialmente avevamo pensato di sposarci il 16 maggio, poi per questioni organizzative abbiamo spostato al 23 ed è stato un bene». La strada è stata in salita. «Quando sono iniziate le restrizioni non è stato semplice, poi abbiamo pensato che sarebbe andata come doveva andare e lo avremmo accettato. Per avere qualche certezza avremmo comunque dovuto rimandare il matrimonio di un anno, ma avevamo troppa voglia di sposarci. Ci saremmo sposati anche se fossimo stati solo noi e i testimoni. Però Dio ha provveduto e alla fine è andata bene». La giovane coppia è riuscita anche in parte a salvare i festeggiamenti, pur ridimensionandoli. «Avevamo programmato una festa in villa - ha aggiunto lo sposo - ma l'abbiamo spostata ad ottobre. Ci saranno tutti gli invitati, anche quelli non presenti alla cerimonia. Per concludere la giornata siamo riusciti però ad organizzare una cena in una sala a Schio, con servizio catering e tavoli divisi per nuclei familiari». 

 

Lo sposo con la mascherina. COLORFOTO

 

Il rito è stato celebrato da padre Emanuele Cuccarollo, amministratore parrocchiale di Tavernelle, mentre a monitorare la situazione ci ha pensato padre Mark Williams, amministratore parrocchiale della parrocchia dei Filippini. Salda in mano la lista con i nomi degli invitati raggruppati per nuclei famigliari. Sessanta gli ingressi consentiti. «Siamo molto rigorosi - ha sottolineato - e all'interno abbiamo indicato dove ci si può sedere. Le famiglie possono stare più vicine, gli altri devono distanziarsi. Tutti devono usare la mascherina e disinfettarsi le mani con il gel all'ingresso». Il celebrante può restare senza mascherina, ma quando consacra le ostie, queste vengono coperte, e quando le distribuisce, deve indossare la mascherina. «Puliamo il pavimento tutte le sere - ha aggiunto padre Mark - mentre i banchi vengono passati dopo ogni celebrazione. È un impegno, ma è stato giusto ripartire. Le persone stavano aspettando questo momento e sono molto rispettose verso le regole». 

Alessia Zorzan
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