Vicenza

Investe 50 mila euro in bitcoin, ma perde tutto: "l'affare" era una truffa

L'affarone era un raggiro. Investire i suoi risparmi in criptovalute lo ha lasciato con un palmo di naso. È quanto è successo a Nicola C., commerciante di 49 anni, residente a Vicenza, che ha perso 50 mila euro che credeva di avere messo da parte, e a buon frutto, per il futuro. A denunciare la truffa in cui è incappato è stato lo stesso esercente, che si è rivolto nelle scorse settimane alla magistratura a cui ha presentato un articolato esposto.

I fatti contestati risalgono al giugno scorso. Il vicentino, titolare di un'attività commerciale in città, da tempo cerca delle forme di investimento in cui depositare alcune somme che ha ereditato, e che vuole mettere da parte per il futuro dei figli; ma finora non ha trovato soddisfazione nel risparmio tradizionale, e per questo aveva pensato (male) di tentare la strada di internet per individuare forme alternative, magari all'estero. Si era così imbattuto in Richard Johnson, un broker che opera ad Edimburgo con una fitta rete di collaboratori in tutto il mondo anglosassone, che negli ultimi anni propone le criptovalute come ipotesi nuova di investimento a medio termine. Così il vicentino, attraverso la rete, si era messo in contatto con tale George Farraland, sedicente promotore finanziario irlandese, con base a Londra, conosciuto attraverso i contatti sui social del gruppo di Johnson. I due si erano scritti a lungo, fino a quando il commerciante berico aveva deciso di rispondere all'appello e di puntare poco meno di 50 mila euro (500 euro erano di spese) sui bitcoin, credendo nell'iniziativa del broker. E, come lui, anche diversi investitori, che hanno staccato un assegno virtuale. L'offerta prevedeva diversi step: il primo aveva scadenza il 30 settembre, data nella quale i sottoscrittori avrebbero dovuto incassare l'1 per cento (500 euro per Nicola) di quanto versato. La seconda era il 30 settembre 2022; e poi, ogni anno, fino al decimo, quando i 50 mila euro iniziali avrebbero dovuto rendere, per lui, complessivamente 9.500 euro.

In realtà, qualche tempo dopo avere inviato il bonifico, Nicola aveva iniziato a nutrire i primi dubbi. La ragione? Sua nipote, laureata alla Bocconi, aveva avuto notizia dell'investimento dello zio e gli aveva fatto leggere diverso materiale sia sul metodo Johnson che sui dubbi degli affari in criptovalute, le monete che esistono virtualmente ma con le quali è possibile fare affari. Con la nipote, l'esercente aveva approfondito una serie di punti del suo contratto, scritto in inglese; e quindi aveva iniziato a chiedere lumi al broker, senza ottenere alcuna risposta. Ha così atteso la scadenza del 30 settembre, ma non ha ricevuto nulla; e allora si è attivato per farsi restituire l'intera somma, ma non ha mai ricevuto risposta da Farraland, accertando semmai che quest'ultimo (sempre che esista una persona con questo nome) è segnalato da tempo come truffatore on line, e che non avrebbe in realtà nulla a che vedre con Johnson, la cui attività invece è legale e riconosciuta (anche se molto criticata nel mondo dell'investimento). La cifra non sarebbe mai stata investita in bitcoin. Per questo, a Nicola non è rimasto altro da fare che sporgere denuncia, conscio che recuperare la somma sarà impresa ardua. 

Diego Neri