Vicenza

Indossa 16 perizomi per rubarli: ora serve alla mensa dei poveri

La ragazzina aveva tentato il furto all'interno di un'attività che vende biancheria intima (Archivio)
La ragazzina aveva tentato il furto all'interno di un'attività che vende biancheria intima (Archivio)
La ragazzina aveva tentato il furto all'interno di un'attività che vende biancheria intima (Archivio)
La ragazzina aveva tentato il furto all'interno di un'attività che vende biancheria intima (Archivio)

Aveva fatto incetta di slip e non aveva intenzione di pagarli. Anzi, era entrata in un camerino e, dopo aver staccato le placche antitaccheggio, li aveva indossati uno ad uno certa che, coperta dalla gonna, nessuno se ne sarebbe accorto. E invece il personale del negozio di abbigliamento del centro commerciale Palladio, a Vicenza est, aveva notato i suoi movimenti sospetti e quando si era avvicinata alle casse aveva trovato, in un angolo, le placche; e l’aveva fatta fermare. La ragazzina, però, non solo non aveva ammesso di aver tentato di rubare della merce, ma non aveva voluto saperne di farsi controllare. Era scoppiato il caos fino a quando, alla presenza di una vigilessa e della mamma della giovane, non erano spuntati 16 perizomi che la cliente aveva cercato di arraffare.
Era il settembre 2017 quando A. M., 17 anni, di Grisignano, venne denunciata per tentato furto aggravato. Quella biancheria intima, di formato ridotto, aveva un valore di poco superiore ai 50 euro. Per quel comportamento, la giovane è finita di recente davanti al tribunale per i minorenni di Venezia ed ha deciso di essere ammessa alla messa alla prova: farà volontariato, collaborando con la Caritas e con altre associazioni alla mensa per i poveri. 
La giovane, che in precedenza aveva già avuto qualche guaio con la giustizia, aveva agito da sola. La madre l’aveva lasciato all’interno del centro ed era andata a fare la spesa. Lei, in base a quanto emerso, aveva deciso di fare shopping senza pagare (non aveva soldi con sé) e aveva fatto incetta di perizomi, indossandoli l’uno sopra l’altro. Tanto è vero che poi non ne voleva sapere, probabilmente vergognandosi, di tornare in camerino a toglierli; all’arrivo dei carabinieri, chiamati dalle commesse, si era rifiutata di spogliarsi (nel chiuso della stanza). Cosicché venne chiesto l’ausilio di una pattuglia dei vigili urbani, con un’agente donna, che avrebbe potuto perquisirla; a quel punto, visto anche che era arrivata la madre, si decise a spogliarsi e a consegnare la refurtiva. 
La mamma, arrabbiata con la figlia, avrebbe inteso pagare la merce per evitare la denuncia, ma il comportamento strafottente e irrispettoso della studentessa aveva indotto i responsabili del negozio ad usare il pugno di ferro e a formalizzare la querela per il tentato furto.
In aula, con il difensore, A. M. - che, a distanza di anni, sarebbe maturata - ha deciso di svolgere attività gratuite di pubblica utilità per espiare la sua pena e veder così estinto il reato contestato. Ha scelto di prestare servizio, fra l’altro, alla mensa dove mangiano i poveri, distribuendo il cibo alle persone in difficoltà, dopo aver consegnato al negozio un assegno con indicato il valore degli slip sottratti.

Diego Neri