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31.03.2020 Tags: Vicenza , buoni spesa , emergenza alimentare

Il rebus dei conti
Vicenza incassa
come Cerignola

Gente in fila al supermercato nel Vicentino. STUDIOSTELLA
Gente in fila al supermercato nel Vicentino. STUDIOSTELLA

Misterbianco (in provincia di Catania), Bagheria (Palermo) e Cerignola (Foggia): un "viaggio" tra alcuni comuni con poco più 50 mila abitanti che diventa il termine di paragone per raccontare un sostegno, quello del fondo di emergenza alimentare, che presenta molti interrogativi. Non solo per i beneficiari (incerti) e non tanto per la contabilità (anticipo o meno del fondo di solidarietà?), ma anche per i criteri di ripartizione che sembrano aver penalizzato quei comuni, come quelli delle regioni più produttive, che in realtà potrebbero/dovrebbero contenere il maggior numero di destinatari delle risorse (vedi l’articolo accanto) tra giovani e attività commerciali. Prova ne è, appunto, che Misterbianco, Bagheria e Cerignola con i loro 50 mila e rotti abitanti hanno percepito quasi gli stessi fondi che ha ottenuto Vicenza (585 mila euro) che, però, di residenti ne ha 110 mila.

 

L'ORDINANZA E IL CONTRIBUTO PER COMUNE

 

Le risorse, infatti, come si legge nell'ordinanza firmata dal premier Conte, s «sono ripartite ai Comuni secondo i seguenti criteri: 80 per cento del totale in proporzione alla popolazione residente e il restante 20 per cento in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione». Il risultato, ovviamente, è che più un comune è popoloso e più presenta un reddito basso più risorse percepisce. L’operazione, però, non appare in linea con l’obiettivo del sussidio, che non è quello di aiutare chi nella normalità ha un reddito basso (tant’è che viene in seconda battuta chi è già assegnatario di un sostegno pubblico) ma chi si trova senza reddito in questa emergenza: giovani, partite Iva commercianti e titolari di attività. 

 

Nicola Negrin
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