Il caso

«Il fischio non è molestia». E si scatenano polemiche e critiche

Nella foga di difendere gli alpini, che dopo le presunte molestie di Rimini si ritrovano sotto attacco, nella bufera ci è finita lei: l’assessore regionale Elena Donazzan. E ci è finita per una frase in particolare che, catturata dai microfoni di Tva Vicenza, è di quelle destinate a diventare rapidamente un caso: «Se uno mi fa un sorriso e mi fischia dietro, io sono contenta», è il Donazzan-pensiero. 
Apriti cielo. I decibel della polemica si alzano in men che non si dica e contro Donazzan, che ha anche la delega alle pari opportunità, si scatena il finimondo. E la diretta interessata? Ribadisce la sua posizione e l’autentica interpretazione del suo pensiero: «Non si può demonizzare il corpo degli alpini. Se c’è una denuncia va verificata, così come eventualmente va verificato che si trattasse di un alpino, perché ricordo che a queste manifestazioni ci vanno anche molti non alpini. Comunque, come dicevo, se c’è un colpevole va punito, ma non si possono infangare le 400 mila persone presenti. È inaccettabile demonizzare il corpo degli alpini. Bisogna mettere la parola fine ad una strumentalizzazione fatta da chi ha in odio i militari e le associazioni combattentistiche». 
Con Donazzan che punta il dito contro “Non una di meno”, che sta raccogliendo le testimonianze di queste presunte molestie: «Questa associazione ha fatto la stessa cosa a danno degli alpini all’adunata di Trento». E sulla sua frase “incriminata” l’assessore conferma: «Lo ribadisco: personalmente non mi sento offesa nella mia sensibilità di donna da un fischio, non lo trovo un gesto sessista. Non tutti i gesti sono molestie, gli atteggiamenti non possono essere messi tutti sullo stesso piano. La semplifico così, giusto per far capire: un palpeggiamento è una molestia, un fischio o un apprezzamento scherzoso io non li ritengono delle molestie». 
Ma, intanto, attorno a quella frase di Donazzan si registra un’escalation di polemiche. «Donazzan – dicono ad esempio le consigliere regionali del Pd Vanessa Camani, Francesca Zottis e Anna Maria Bigon – dovrebbe garantire il rispetto di una cultura antidiscriminatoria. In questo modo invece si pone in netto contrasto con le politiche di lotta alla violenza fisica e psicologica contro le donne. Ancora una volta Donazzan si conferma inadeguata a svolgere la funzione istituzionale che ricopre. Una donna che ragiona così come può garantire tutele e parità?». Stessa musica anche le parlamentari e i parlamentari del gruppo pari opportunità dei Cinque Stelle che invitano Zaia a “licenziare” Donazzan: «Non è sufficiente che il presidente della Regione Luca Zaia prenda le distanze dalle imbarazzanti parole del suo assessore, è giunto il momento che chieda e ottenga le dimissioni della Donazzan. Se così non fosse vorrebbe dire che il governatore del Veneto avalla simili considerazioni». 
Zaia, appena tirato per la giacchetta dai Cinque Stelle, dice la sua. Ma non su Donazzan. Piuttosto sulle vicende di Rimini e su tutti gli annessi e connessi che ne sono seguiti: «Se qualcuno ha sbagliato va punito senza se e senza ma. Ma generalizzare e dire che gli alpini vanno a creare quei guai raccontati su Rimini decisamente no». Scende in campo anche il coordinamento donne della Cgil del Veneto, in questo caso per marcare le differenze rispetto alla presa di posizione di Donazzan: «Le testimonianze raccolte a Rimini sono numerose e vanno nella stessa direzione: nel migliore dei casi ci sono state molestie verbali, nel peggiore molestie fisiche. Né le prime, né tanto meno le seconde si possono derubricare, come se si trattasse di un corteggiamento innocente o in alcuni casi sfuggito di mano. Non è in questione la reputazione degli alpini, le responsabilità sono sempre individuali. È in questione la libertà delle donne, che non vogliono più essere considerate un oggetto di piacere». 
E sui fatti di Rimini interviene anche la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini: «Gli atteggiamenti di singole persone, sbagliati e vergognosi, non devono coinvolgere il corpo degli alpini. Né mettere in discussione le prossime adunate. La magistratura faccia velocemente le necessarie indagini per individuare e giudicare i colpevoli. Non è giusto infangare l’immagine di questo corpo glorioso». 

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