Nell'Ulss 8 Berica

Il Covid tra i bambini, cinque casi gravi. «Estendere i vaccini»

Crescono i contagi soprattutto tra gli alunni delle elementari
Crescono i contagi soprattutto tra gli alunni delle elementari
Crescono i contagi soprattutto tra gli alunni delle elementari
Crescono i contagi soprattutto tra gli alunni delle elementari

«Spero che l’autorizzazione arrivi presto. Ora vaccinare i bambini contro il Covid diventa determinante. Già adesso, in pronto soccorso pediatrico, vediamo arrivare parechi piccoli dai 5 agli 11 anni con il contagio. Sono colpiti soprattutto i bambini delle elementari. Per fortuna i sintomi sono lievi e possiamo mandarli a casa. Ma con l’influenza in arrivo, se accadrà ciò che sta avvenendo con questa eccezionale epidemia di bronchiolite piombata addosso ai neonati di pochi mesi con un mese e mezzo di anticipo, se ci sarà anche una recrudescenza del Covid, la situazione diventerà difficile. Già adesso abbiamo metà reparto ordinario e quasi tutti i posti della terapia intensiva pediatrica occupati da bambini che hanno bisogno di ossigeno ad alti flussi e che dividiamo con la pediatria dell’ospedale di Arzignano». Massimo Bellettato, primario di pediatria dell’ospedale San Bortolo, che pure di emergenze in questi anni ne ha viste e affrontate tante, non è stato mai così preoccupato come oggi. Il virus circola fra i bambini sotto i 12 anni, vale a dire quella che rimane l’unica fascia di età ancora esclusa dalla vaccinazione di massa. I nuovi casi crescono in modo allarmante. La situazione peggiora e il quadro è tutt’altro che rassicurante. 

Lo conferma Bruno Ruffato, pediatra di libera scelta e segretario provinciale della Fimp, il sindacato del settore: «In questi ultimi giorni ho avuto 10 casi positivi. Sono bambini dei nidi, delle materne, delle elementari. La maggior parte prendono il contagio dai genitori». Il peso che la campagna vaccinale per gli under 12 potrà avere sulla curva epidemiologica in una fase in cui la pandemia torna pericolosamente ad espandersi lo dimostra il fatto che il ministero della salute, in attesa dell’ok ormai prossimo da parte di Ema e di Aifa all’estensione del vaccino a mRna ai più piccoli prevista per metà dicembre oppure forse sotto Natale, è già al lavoro per preparare una strategia ad hoc rivolta ai genitori. 

L’incidenza sale. Già da tempo la Sip, la Società italiana di pediatria, si è schierata a favore del vaccino di fronte a numeri che spaventano. In due mesi, nei bambini fra 6 e 10 anni si sono registrati oltre 24 mila nuovi casi. E poi, in particolare, si segnalano più di 200 complicazioni innescate dalla temutissima Mis-C, una sindrome infiammatoria multisistemica che compare da 2 a 6 settimane dopo l’infezione da Covid. La spia principale è una febbre elevata che si accompagna a disturbi gastrointestinali, sofferenza cardiaca, crollo della pressione, alterazioni neurologiche. Vale a dire una serie di sintomi che possono portare a un lungo periodo di ricovero nel reparto di terapia intensiva. Nel Veneto finora, dall’inizio della pandemia, ci sono stati 46 casi, dei quali 5 al San Bortolo nei mesi scorsi. «Li abbiano ricoverati e sottoposti ad una terapia d’urto specifica – spiega il primario Bellettato -. Come età andavano da poco più di 2 anni a 9. Sono entrati con febbre persistente, eruzioni cutanee, dolori addominali. La sierologia ha rivelato che avevano avuto il Covid 3-4 settimane prima. Sembra che questa sindrome non lasci conseguenze, compresa la complicazione cardiologica. Sono tutti bambini, però, che continuiamo a tenere sotto osservazione. Fanno la risonanza cardiaca, controlli periodici. I nostri pazienti sembra ne siano usciti bene anche se è una patologia piuttosto impegnativa, richiede un intervento clinico di rilievo e costringe all’ospedalizzazione». Non si hanno, peraltro, dati certi. Non si sa se, anche qui, possano esserci effetti da Long-Covid. «I bambini si curano con cortisone, immunoglobuline, anticorpi, farmaci biologici», conclude. 

Franco Pepe