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07.11.2019

Violenza domestica, cento ricoveri all’anno

La medicina di gruppo integrata San Lorenzo a Valdagno
La medicina di gruppo integrata San Lorenzo a Valdagno

Qualche bicchiere di troppo in corpo e la porta di casa che si chiude. E se la rabbia sale incontrollata ancora una volta arrivano gli schiaffi e i pugni. C’è chi non accetta la separazione e dalle parole passa ai fatti: insulti e botte che diventano un’indicibile normalità. Se poi la gelosia morbosa, quella che porta anche a controllare il telefonino e a pedinamenti maniacali, non è più arginabile si può arrivare a sequestrare le chiavi di casa trasformandola in una vera e propria prigione. A volte la vittima trova il coraggio di dire basta. Altre volte finisce con un titolo in prima pagina. Nel frattempo può essersi rivolta al pronto soccorso della città o aver lanciato silenziose richieste d’aiuto al proprio medico di famiglia. Ed è proprio dai numeri del pronto soccorso di Valdagno e da quello di Arzignano che emerge una fotografia preoccupante: in un anno 100 casi di violenza domestica, di cui tre di violenza sessuale, con 32 fascicoli aperti nelle procure di Vicenza e Bassano e 13 casi arrivati fino alle aule di tribunale. IL CONVEGNO. A raccogliere i dati e a condurre i sondaggi tra i medici di base dell’ex Ulss 5 e tra i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori cittadine è stato Giovanni Battilotti del gruppo di medicina integrata San Lorenzo, specializzato in tossicologia, scienze criminologiche e sessuologia clinica e consulente non togato del tribunale di sorveglianza di Venezia. La sua analisi, subito accolta dal gruppo coordinato da Liliana Lora, riunirà attorno ad un tavolo esperti legali. L’appuntamento è per domani pomeriggio, a palazzo Festari a Valdagno. MEDICI SENTINELLE. «C’è la tendenza ad associare il fenomeno ad ambienti degradati ma non è così - spiega Battilotti - L’aspetto peggiore è che colpisce le persone più fragili indipendentemente dal genere ed è particolarmente odioso per i meccanismi che l’abusatore usa per tenere la vittima in soggezione come, ad esempio, il totale controllo della vita togliendo le risorse economiche o isolandola dalla società». Sono passati 4 anni dalla raccolta dei dati ma «la piaga non è sicuramente migliorata, anzi - prosegue Battilotti -. Al questionario hanno risposto 73 medici di famiglia facendo emergere che ritengono a rischio di violenza tra l’8 e il 9 per cento delle famiglie che hanno in carico, tenendo conto che ognuno ha tra i 350 e i 400 nuclei familiari e, sul totale di pazienti seguiti il 12,4 per cento è straniero. Preoccupante è anche il numero di episodi di violenza che in un anno hanno percepito durante le visite: tre casi di violenza fisica e sette di violenza psicologica per medico, ravvisando le cause in alcol (30%), problemi di coppia (29%) ed economici (27%), durante la fase di separazione (21%), e in differenze culturali (16%)». LA VOCE DEI FIGLI. L’analisi ha riguardato anche il mondo dei figli. Come vivono gli episodi di violenza domestica?Per 350 ragazzi delle superiori gli aspetti negativi in famiglia sono per il 30% nella morte, per il 18% nella violenza vissuta o cui hanno assistito che, con la separazione, arrivano al 51%. «Con l’evento vorremmo far emergere l’impatto del problema sulla vita dei cittadini -aggiunge la coordinatrice Liliana Lora -. È un primo passaggio per noi, che lavoriamo su sensibilizzazione e prevenzione, per elaborare la corretta impostazione del problema riconoscendo gli strumenti anche legali a disposizione e le persone ed istituzioni a cui fare riferimento. La vittima della violenza deve capire che non è sola e che più professionisti lavorano insieme per affrontare il fenomeno. Il medico è la sentinella che deve e può cogliere i segnali e indirizzare o accompagnare il paziente. In futuro - conclude Liliana Lora - l’idea è di coinvolgere le scuole, mettendo in campo tutti gli attori della formazione e ampliandolo anche alle altre forme. Fare cultura vuol dire combattere la violenza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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