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11.04.2020

L'orso sul Carega: M49 ha
provato a entrare in due rifugi

L’orso M49 si è svegliato dal letargo e da un mese gira per il Trentino, ma da due giorni è a ridosso del confine con il Veronese e il Vicentino e ieri pomeriggio se ne stava crogiolato al sole sulla neve sul fianco del Monte Plische a 400 metri in linea d’aria dal rifugio Pompeo Scalorbi dove lo hanno colto gli scatti del carabiniere forestale Luca Signori.

 

Ha lasciato tracce del suo passaggio nei due rifugi più alti del Carega, come testimoniano le foto di Carlo Baschera, gestore del Fraccaroli e Silvia Marcolin dello Scalorbi. I danni maggiori sono al Fraccaroli, dove ha sfondato la porta d’ingresso del bivacco invernale e divelto parte del rivestimento in legno.

 

Ha scardinato la porta in legno della bussola dell’ingresso principale, rompendo anche un vetro e facendosi dei tagli perché ci sono tracce di sangue. «La porta Rei (tagliafuoco) utilizzata invece per chiudere il locale del compattatore delle acque nere è stata letteralmente piegata, a dimostrazione della forza incredibile che ha l’animale», riferisce Baschera, che ha potuto vedere nitidamente sulla neve le tracce del percorso del plantigrado, arrivato sulla cima del Carega dalla Vallarsa. Ha espresso preoccupazione il sindaco di Selva di Progno Marco Cappelletti per il timore che scenda a Giazza, ma ha ribadito «piena fiducia che le autorità trentine sappiamo come risolvere il problema».

 

È quasi certo comunque che non resterà in zona: gli esperti ritengono che sia alla ricerca di una femmina e dovrebbe spostarsi nel giro di pochi giorni se non di ore. La Regione Veneto attraverso Gianluca Fregolent, direttore della Direzione Agroambiente, programmazione e gestione ittica e faunistico-venatoria ha già allertato, polizia provinciale, carabinieri forestali e avvertito la Comunità montana della Lessinia precisando che, «pur trattandosi di un esemplare finora non pericoloso (non è responsabile di attacchi né di falsi attacchi nei confronti di persone), è tuttavia responsabile di numerose predazioni a carico di bestiame domestico e, soprattutto negli ultimi mesi, di incursioni all’interno di baite e malghe disabitate, con danni materiali che portano a classificarlo come soggetto problematico». 

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