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19.07.2019

Safond, i perché dell’inquinamento

Militari della guardia di finanza di Vicenza lo scorso aprile durante il sequestro preventivo alla SafondIl gip Matteo Mantovani
Militari della guardia di finanza di Vicenza lo scorso aprile durante il sequestro preventivo alla SafondIl gip Matteo Mantovani

Sarà la perizia dell’ingegnere Michele Ilacqua e del geologo Marco Falconi dell’“Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale” di Roma a stabilire il grado di pericolosità, la loro classificazione, la consistenza, la precisa ubicazione e la datazione dei rifiuti pericolosi e cancerogeni situati in un’area stimata di 156 mila metri quadrati e appartenenti alla Safond Martini di Montecchio Precalcino, in via Terraglioni. A deciderlo è il gip Matteo Mantovani che accogliendo la richiesta dell’avvocato Marco Dal Ben, che difende Enrico Barbarese, 60 anni, amministratore delegato dell’azienda in concordato preventivo, e sotto inchiesta per gestione illegale di una discarica di rifiuti pericolosi abusivi, ha fissato quello che sarà il passaggio decisivo dell’inchiesta avviata l’anno scorso dai pm Hans Roderich Blattner e Cristina Carunchio. La perizia sarà lo snodo investigativo chiave perché è un anticipo di processo con la formula dell’“incidente probatorio” che fisserà la prova regina su quanto finora ipotizzato dai magistrati, che hanno coordinato l’attività del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Vicenza. L’inchiesta è complessa perché oltre a profili ambientali che interessano la salute pubblica, considerando le ipotesi di reato contestate, mira a valutare eventuali illeciti gestionali dell’azienda che è andata incontro all’insolvenza per spericolate manovre finanziarie con l’acquisto del “nichel wire” che si sono tradotte in un danno di 15 milioni di euro. Con Barbarese, il quale presentò una denuncia alla procura non appena ebbe i risultati di un consulenza sullo stato ambientale dell’area aziendale e contribuì alle indagini avviate su segnalazione anche di altri soggetti, è indagato in concorso Andrea Dalle Rive, 44 anni, di Marano Vicentino (avv. Marco Grotto), il quale da solo risponde della ben più grave ipotesi di inquinamento ambientale. Egli è stato amministratore delegato con delega ambientale dal 28 gennaio 2009 al 14 settembre di tre anni fa e, in tesi d’accusa, avrebbe contribuito a causare o comunque deteriorare in modo «significativo e misurabile porzioni estese di suolo e sottosuolo delle aree denominate T44 e T50» per complessivi 156 mila metri quadrati. Da settimane è al lavoro il consulente della procura Mauro Sanna per rispondere a quesiti che sono simili a quelli cui dovranno rispondere l’ing. Ilacqua e il geologo Falconi. Quest’ultimi due saranno a Vicenza la prossima settimana per giurare davanti al gip Mantovani, che lo scorso 3 aprile ha firmato il sequestro preventivo dei terreni ex Martini (T44, 106 mila metri quadrati) e T50 (50 mila metri quadrati) contaminati da idrocarburi totali, idrocarburi policiclici e mercurio sopra la soglia di tolleranza, e con superamenti delle “Concentrazioni soglia di contaminazione” per volumetrie rilevanti con presenza di metalli pesanti (cro0mo, nichel, piombo, cadmio e zinco). La vicenda ha suscitato inquietudine anche negli ambienti amministrativi non solo di Montecchio Precalcino e tra i residenti. In base ai dati fin qui in possesso delle autorità non c’è stata la contaminazione della falda, ma la perizia del tribunale servirà a stabilire oltre ogni ragionevole dubbio, e finalmente, quale sia l’effettivo quadro ambientale. E se per il passato qualcuno che sapeva ha colpevolmente taciuto. Non va tralasciato, infatti, che l’inquinamento era noto fin dal 2012, perché gran parte dei rifiuti speciali pericolosi non sarebbero stati interrati in anni recenti. I risultati della perizia saranno noti in due-tre mesi, prima della fine dell’autunno, tenuto conto della pausa estiva, e a quel punto i pm Blattner e Carunchio potranno formulare le loro conclusioni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ivano Tolettini
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