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18.04.2019

Pfas, dalla Regione restrizioni alla Tintess

Un momento della commissione allargata sui temi dell’acqua. FOTOSERVIZIO STELLA CISCATOGrande attenzione al problema acqua da parte dei cittadini
Un momento della commissione allargata sui temi dell’acqua. FOTOSERVIZIO STELLA CISCATOGrande attenzione al problema acqua da parte dei cittadini

La presenza di Pfas a Thiene è ampiamente sotto i limiti fissati da Provincia e Regione sia nell’acqua in uscita dal depuratore di Thiene, che tratta i reflui di 87 industrie, che in quella scaricata in fognatura dall’impianto della ditta Tintess. Un’azienda sorvegliata speciale ormai da sei anni cui la Regione, la scorsa settimana ha imposto di rispettare dei limiti di Pfas. L’hanno annunciato il direttore generale di ViAcqua e il dirigente Arpav che l’altro pomeriggio in municipio hanno partecipato, assieme a consiglieri e amministratori di Thiene e Villaverla, alla commissione allargata richiesta dalle minoranze per fare chiarezza sullo stato di inquinamento delle acque nella zona. Va subito precisato che si tratta di acque non destinate al consumo umano: l’acqua che esce dal rubinetto è sicura e viene costantemente monitorata. IL CASO TINTESS. Con il decreto del 9 aprile, la Regione ha stabilito che la Tintess deve rispettare determinati limiti di Pfas quando scarica l’acqua nel sistema fognario. Per la precisione 60 ng/l (nanogrammi per litro) di Pfos, 500 ng/l Pfoa+Pfos e 600 ng/l di Pfas. «Anche su indicazione del Comune - ha spiegato Fabio Trolese, direttore generale di ViAcqua - da un paio d’anni stiamo monitorando mensilmente lo scarico della Tintess e, dalle analisi, risulta che i valori di Pfas sono inferiori alle prescrizioni che la Regione ha inserito nell’Aia (l’Autorizzazione Integrata Ambientale che permette all’impianto di Tintess di funzionare, ndr)». Valori che, in base ai dati forniti dal consigliere grillino Abramo Tognato, uno dei promotori dell’incontro, erano ben diversi negli anni passati: «Già nel 2014 l’allora gestore Avs aveva identificato il potenziale problema dei Pfas in uscita dagli scarichi di Tintess, tanto che le analisi fatte successivamente evidenziarono valori superiori ai limiti fissati la settimana scorsa dalla Regione». «Quattro anni fa, non essendoci limiti e pressioni, le concertazioni di Pfas erano incontrollate - ha sottolineato Alessandro Bizzotto, dirigente Arpav -. Nel momento in cui si è posta attenzione i soggetti che trattano rifiuti liquidi come Tintess hanno iniziato a selezionare i rifiuti che potevano ritirare e a darsi delle norme che hanno portato ora la Regione a fissare questi limiti. Ragionare su quattro anni fa con le regole di adesso mi sembra un volo pindarico». DEPURATORE. «Nonostante i depuratori non abbiamo limiti specifici di Pfas allo scarico, in quanto non esiste una normativa in tal senso, quando eseguiamo le analisi ricerchiamo sempre la presenza di sostanze perfluoroalchiliche» ha spiegato il direttore Trolese. «Dagli ultimi controlli, è emerso che i parametri di Pfas sono addirittura sotto i limiti della normativa regionale sulle acque potabili ovvero 30 nanogrammi per litro di Pfos e 90 di Pfoa+Pfos. L’ultima analisi, risalente al 27 marzo, ha rilevato la presenza di 5,8 ng/l di Pfos e di 10 ng/l di Pfoa+Pfos; non risulta dunque esserci una criticità Pfas per quanto riguarda lo scarico del depuratore di Thiene, la cui acqua in uscita non entra in profondità nella falda acquifera». Dati confermati anche da Arpav che nel suo ultimo controllo ha rilevato Pfos inferiori a 5 ng/l e Pfoa+Pfos a 17 ng/l. «Nel campione risultato più sporco di Pfas - ha precisato Bizzotto di Arpav - e risalente ad inizio 2017, sono stati riscontri 560 ng/l di Pfoa+Pfos. Mi permetto di sottolineare che il vero pericolo Pfas per la falda acquifera è rappresentato dalle discariche dove è presente in alte concentrazioni nel percolato. È in questi luoghi che si deve intervenire con urgenza». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Dall’Igna
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