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09.01.2020 Tags: Montecchio Precalcino

Eva, appello dell’Italia: «Indagate a fondo»

Un momento della messa e del rosario in memoria della giovane vicentina morta in  Marocco. STUDIO STELLALa vittima Eva Valerio, 30 anni
Un momento della messa e del rosario in memoria della giovane vicentina morta in Marocco. STUDIO STELLALa vittima Eva Valerio, 30 anni

Dolore, commozione, preghiera. E silenzio. La comunità di Montecchio Precalcino si è riunita in chiesa a Levà, ieri sera, in memoria di Eva Valerio, la giovane turista trovata senza vita su una spiaggia nell’area sud occidentale del Marocco. E mentre i genitori, la sorella, parenti e amici si stringono ricordando Eva, si leva un appello a «indagare in profondità» le cause e le circostanze della morte: le autorità italiane lo hanno rivolto a quelle marocchine che si occupano di fare luce sul ritrovamento del corpo senza vita della turista trentenne, avvenuto la mattina di domenica 5 gennaio sul litorale di Boutalha, a nord della città di Dakhla. Una tragedia sulla quale non c’è ancora una parola di chiarezza. Il medico legale, sulle prime, ha parlato di probabile annegamento, ma soltanto l’autopsia già disposta dalla procura locale potrà dare risposte più accurate. Il giovane amico marocchino di Eva Valerio, che era con lei in vacanza e che venerdì sera ne aveva denunciato la scomparsa, è stato a lungo interrogato dalla gendarmeria, che non ha però reso nota la sua attuale posizione. Anche la stampa marocchina non dà notizie su questo. Il flusso delle informazioni ufficiali, minimo fin dalle prime ore, ha subito uno stop. Le autorità marocchine mantengono il massimo riserbo, al pari dell’Ambasciata italiana e del Consolato generale d’Italia a Casablanca, che ha l’incarico di seguire gli sviluppi della vicenda. Il ritrovamento del corpo era avvenuto dopo circa 36 ore dalla denuncia di scomparsa. Da quanto emerso da fonti marocchine, Eva Valerio si sarebbe allontanata dopo un diverbio con l’amico, lasciando i documenti nel camper. Poi, 36 ore di vuoto, fino al tragico ritrovamento sul bagnasciuga, con la bassa marea, a una decina di chilometri dal punto della sparizione denunciata. L’annegamento è la prima pista battuta dagli inquirenti, ma quelle 36 ore vanno indagate a fondo. A chiedere verità sono per primi i familiari, ieri riuniti in chiesa a Levà. Più di cento persone si sono riunite attorno alla famiglia di Eva Valerio per far sentire il proprio affetto e alleviare il lancinante dolore provocato dalla tragedia. È iniziata alle 19 di ieri sera, nella chiesa del Santissimo Redentore, la veglia di preghiera per la 30enne tra le lacrime e gli abbracci di amici e conoscenti che hanno dimostrato la propria vicinanza ai genitori della giovane, Luigi Valerio e Nadia Cazzola, e alla sorella minore, Stella. «Siamo qui riuniti per pregare per Eva», ha esordito il parroco don Lino Bedin prima della messa. «Tutti noi ci siamo domandati cosa possa essere successo, come mai e il perché. Ci stiamo anche chiedendo cosa succederà e se avremo mai una risposta che possa dare una spiegazione a ciò che è accaduto. In questo momento, però, l’unica azione sensata è pregare affinché il Signore possa darci e dare a Eva quella serenità che cercava nella sua vita». Terminati la funzione religiosa e il rosario recitato in seguito, tutta la comunità presente e chi la conosceva - tanti gli amici giunti da Vicenza, città dove la giovane aveva vissuto per un periodo, oltre a studiare e lavorare come barista - hanno formato spontaneamente una lunga processione per esprimere il cordoglio ai genitori e alla sorella. Tra i presenti anche il sindaco Fabrizio Parisotto e il vice Simone Gasparotto, oltre ad altri consiglieri. Tra domani e domenica, la famiglia partirà per raggiungere la salma custodita, in attesa dell’autopsia, nell’ospedale marocchino di Agadir. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Billo
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