Velo d'Astico

Madonnine con testa mozzata e strani falò: il giallo del castello

L’eremo è meta di escursioni, ma accanto a simboli religiosi e all’interno dei tunnel della Grande guerra ci si imbatte anche nei resti di roghi delimitati da sassi in cerchio
Velo d'Astico il castello di Meda
Velo d'Astico il castello di Meda
Velo d'Astico il castello di Meda
Velo d'Astico il castello di Meda

Statuine religiose decapitate e misteriosi falò: cosa succede sul colle del castello di Meda? L’eremo che domina la frazione di Velo è intriso di significati religiosi e storici e richiama alcuni escursionisti, soprattutto nei fine settimana d’estate e inizio autunno. Solo che una semplice passeggiata tra i tornanti che conducono all’eremo dedicato alla “Concezione della Beata Vergine Maria e ai Santi Giacomo e Giovanni” oppure una visita alle gallerie fortificate che ricordano l’importanza dell’area nella Grande guerra si trasformano in un’esperienza poco piacevole se non addirittura inquietante.

Statuine religiose decapitate

La porcellana non è il materiale più indicato per resistere alle intemperie, ma sia la Madonnina ispirata alla vergine di Lourdes, sia la pastorella che richiama i medesimi luoghi sono state decapitate con un colpo secco. Entrambe le teste sono state appoggiate malamente sopra i corpi rovinati, non si sa se dagli stessi autori degli atti profani o da qualche passante.

Le madonnine vandalizzate a Velo d'Astico
Le madonnine vandalizzate a Velo d'Astico

La pastorella, particolare che rende tutto ancora un filo più inquietante, è come se trasportasse la propria testa sul suo telo bianco. Si tratta di oggetti che sono stati trasportati lungo il sentiero che conduce all’eremo dalla devozione popolare. Se quest’ultima è stata decapitata da almeno due mesi, la Madonnina è stata vandalizzata da pochi giorni
Strani resti Ma c’è di più, perché quando si arriva appena sotto l’eremo, c’è la possibilità di visitare il sistema di tunnel che risalgono alla Grande guerra.

Vicino ci sono i tunnel della Grande Guerra

Voluti da Cadorna, rientrano nella cosiddetta Seconda linea di massima resistenza. Premesso che entrare in tunnel bui nell’assoluto silenzio può non essere piacevole e anche sforzandosi di non inciampare nelle opere d’arte che sono state installate all’interno di una delle gallerie, lo stato d’animo cambia quando ci si rende conto che nel tunnel utilizzato come osservatorio ci sono i resti di un falò: ceppi di legno incenerito sono delimitati da un cerchio di sassi. L’impressione è che sia recente.

Cosa accade nei pressi del castello di Meda?

Tra Madonnine e statue religiose decapitate e strani falò, quindi, ci si chiede cosa accada in un luogo in cui i significati sono molti e tutti diversi. Quando si imbocca il sentiero che conduce al castello, c’è un’immagine luminosa natalizia. Poco più avanti, un albero di Natale in corda con messaggi scritti su ogni pallina ma l’aspetto che forse lascia più sbigottiti è quello di un enorme “acchiappasogni” con tanto di campane a vento in ferro e legno. Il tutto, poi, si inserisce in un contesto di eremitaggio con un alone di mistero.

Fin dal 1646 quando il primo abitò la casupola, uno per volta e con il permesso del vescovo, gli eremiti hanno “occupato” il castello costruito per volontà testamentaria del conte Giacomo Velo dalla moglie Doristella Braschi. Gli eremiti avevano obblighi di confessione e comunione una volta al mese e il privilegio di poter tagliare la legna del colle. Un aspetto, quest’ultimo, che ha spesso messo in contrasto gli eremiti con i cittadini di Meda, molto ingolositi da tutto quel legname così vicino e, allo stesso tempo, così lontano.

L’ultimo eremita fu Giulio Marini nel 1900. La storia di questo luogo che, dalla sua posizione, domina la val d’Astico continua a custodire misteri inquietanti. 

Karl Zilliken Giovanni Matteo Filosofo