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22.11.2019

Un’oasi ambientale nei laghetti dell’ex cava

L’attuale situazione ambientale dei laghetti Romeo e Giulietta.  A.F.Come sarà l’area dell’ex cava dopo la riqualificazione dei laghetti.  A.F.
L’attuale situazione ambientale dei laghetti Romeo e Giulietta. A.F.Come sarà l’area dell’ex cava dopo la riqualificazione dei laghetti. A.F.

Da ex cava a oasi ambientale. Potrebbe essere questo il futuro dei tre laghetti, una volta chiamati Scalabrin e oggi ribattezzati Romeo e Giulietta, situati lungo la strada Montorsina tra Montecchio e Montorso. Gli specchi d’acqua hanno preso vita alcune decine di anni fa da un’ex cava di ghiaia, utilizzata negli anni ’60, e poi si è evoluta in modo naturale con la presenza di diverse specie animali, alberi e piante acquatiche. Il possibile recupero e la sistemazione dei laghetti sono stati al centro della commissione comunale ambiente e territorio, presieduta da Maurizio Scalabrin. Un incontro che ha avuto come obiettivo quello di informare i consiglieri ma che, poi, sarà la prima di una serie di riunioni per valutare tutte le modalità e le tempistiche per un eventuale intervento nell’area, la cui superficie è di circa 54 mila metri quadri, di proprietà privata. Interessata all’acquisto è la “Geoscavi”, una ditta che si occupa dello stoccaggio di materiale di scavo proveniente dai cantieri presenti in zona e che «avrebbe già un preliminare». Ad esporre l’idea sono stati il dirigente comunale, Francesco Manelli e il geometra Luigi Schiavo. «La ditta è disponibile, una volta acquisita la superficie, a ideare un progetto con il Comune e una relativa convenzione, per la ricomposizione ambientale, il riposizionamento delle scarpate e la riqualificazione del sito - hanno illustrato -. Effettuate le opere, la società vorrebbero cedere l’area dei tre laghetti al Comune». Durante l’incontro sono emersi diversi temi che, poi, di volta in volta saranno approfonditi, come hanno appunto chiesto i consiglieri comunali, tutti molto interessati al recupero della zona. Ad esempio proprio la composizione dell’acqua e la sua altezza nei tre bacini. «Varia fra i 3 e i 4,50 metri - hanno specificato i tecnici comunali - e si sono creati grazie alle acque piovane e all’apporto della falda. Dal momento che la falda può alzarsi e abbassarsi il livello d’acqua può cambiare». Il proposito sarebbe quello di riempire il letto con terreni e roccia di scavo, esaminati dall’Arpav, per non avere più ampie escursioni. «In questo modo diventerebbe anche un sito dove, in caso di emergenza, i mezzi di soccorso potrebbero attingere l’acqua», ha aggiunto l’assessore alla protezione civile Loris Crocco. Il Comune dovrà comunque decidere fra due possibili opzioni: sfruttare il sito, che è soggetto a vincoli tra l’altro presenti nel Pat, con largo accesso ai visitatori posizionando degli appositi percorsi; oppure prettamente naturalistico con ingressi più limitati. «Avrebbe senso predisporre l’area per un largo accesso dei cittadini come accade al laghetto di Altavilla o l’oasi di Casale - afferma l’assessore all’urbanistica Claudio Meggiolaro -. Comunque acquisiremo i pareri anche di soggetti sovracomunali e vogliamo coinvolgere pure le associazioni ambientalistiche. Poiché se il tutto si dovesse concretizzare sorgerebbe anche la questione riguardante la possibile gestione dei laghetti che potrebbe essere affidata a questo tipo di gruppi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonella Fadda
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