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02.04.2019

Polo veneto per i bimbi nella cura della retina

Il primario Radin si occupa di retinopatia del bimbo prematuro.  ARCHIVIO
Il primario Radin si occupa di retinopatia del bimbo prematuro. ARCHIVIO

[FIRMA]Montecchio Maggiore centro oculistico superspecialistico per i bambini. Da quando, poco più di due anni fa, la guida del reparto è passata alla dottoressa Sandra Radin, l’ospedale è diventato uno dei punti di riferimento del Veneto, accanto a Padova, Verona e Treviso, per le malattie degli occhi che colpiscono i più piccoli. Radin - una carriera iniziata a Padova e a Schio, poi proseguita per 28 anni a Vicenza - con una rivoluzione logistica e operativa ha rinnovato organizzazione, percorsi e dinamiche.Inoltre, come specialista dell’Ulss 8 ha fatto del reparto l’asse di gravitazione per la Rop, la Retinopatia del prematuro, e per lo strabismo. La Rop è una malattia vascolare della retina a rapida evoluzione che colpisce i neonati prematuri soprattutto sotto i 1.250 grammi. Fa crescere una fitta trama di vasi indesiderati fino a danneggiare irreparabilmente la vista e se non si interviene precocemente con il laser, il bimbo può andare incontro a un distacco della retina e a un’irreparabile perdita della vista.Per questo è importante che tutti i prematuri siano sottoposti a un esame del fondo oculare nei primi giorni di vita, in modo da poter diagnosticare il prima possibile eventuali segni della patologia. La dottoressa Radin si reca periodicamente nel reparto di neonatologia del San Bortolo per visitare i bambini e che una volta la settimana esegue il trattamento laser salva-vista monitorandone periodicamente le condizioni. «Un lavoro delicato e complesso - spiega - che ho imparato a Torino e Milano da alcuni dei massimi esperti italiani. Può sembrare una patologia di nicchia, invece esige una tecnica difficile da eseguire e una preparazione che non è semplice da trasmettere. Ho trascorso più di qualche notte insonne per questi piccoli. Un volta si trattava di intervenire su prematuri di 33 settimane ma oggi, che la sopravvivenza è scesa a 23, è ancora più difficile. Bisogna eseguire il trattamento entro al massimo 72 ore ed è anche un grosso impegno fisico. Il laser va usato sulla retina per un’ora e mezza».Ci sono, poi, gli interventi di correzione dello strabismo, che la primaria effettua su bambini e su adulti e in cui ora il reparto di Montecchio, uno dei due nel Veneto (l’altro centro è a Camposampiero) a offrire questo tipo di chirurgia, richiama pazienti da tutto il Vicentino e da altre Ulss, Verona, Venezia e anche da fuori regione. Un centinaio i casi operati in un anno, un numero molto alto per questa patologia oculare. «I bambini vengono valutati e controllati tutti qui. Dal San Bortolo li selezionano e li mandano a noi. Poi i piccoli sotto i 6 anni li opero una volta al mese a Vicenza appoggiandomi alla chirurgia pediatrica per garantire un percorso protetto. I bambini più grandi e gli adulti vengono, invece, operati direttamente a Montecchio. Per gli adulti, affetti da strabismi post-traumatici, legati a malattie della tiroide o paralitici, sono necessari spesso più interventi. È un lavoro di équipe in cui mi aiutano il dott. Andrea Zampieri e le tre ortottiste del reparto».[END]© RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe
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