Pfas e acqua per i campi «Servono indicazioni»

Il dibattito organizzato dalla consigliera regionale Guarda. ZONIN
Il dibattito organizzato dalla consigliera regionale Guarda. ZONIN
Il dibattito organizzato dalla consigliera regionale Guarda. ZONIN
Il dibattito organizzato dalla consigliera regionale Guarda. ZONIN

Subito dopo l’emergenza che riguarda la salute dei cittadini, l’altro fronte caldo della questione inquinamento da Pfas ha come protagonista il comparto agricolo. Nel corso di un affollato incontro tenutosi a Lonigo su iniziativa del consigliere regionale Cristina Guarda il problema è stato affrontato da un tavolo di esperti, appartenenti a molte delle agenzie interessate dal fenomeno. Con i loro interventi, i rappresentanti di Arpav, Ulss 8 e dei quattro gestori del servizio idrico attivi nella zona interessata (Acque del Chiampo, Acque Vicentine, Acque Veronesi, Cvs) hanno fatto il punto della situazione e prospettato possibili soluzioni. L’uso dei filtri a carboni attivi, avviato fin dalle settimane successive all’allarme lanciato nell’estate del 2013, mantiene il livello di inquinanti nell’acqua al di sotto della soglia di 500 nanogrammi per litro stabiliti dall’Istituto Superiore della Sanità. Ammesso che tale limite sia sufficiente a prevenire l’insorgere di malattie, chi beve l’acqua fornita dal servizio pubblico non corre pericoli. Per lo stesso motivo anche gli allevatori che usano l’acquedotto per l’abbeverata degli animali sono sotto la soglia di rischio. Per chi si avvale del pozzo privato la questione è più delicata e potrà essere risolta solo allacciando le varie utenze alla rete idrica pubblica. Per quanto riguarda l’irrigazione, sarà necessario stabilire parametri di tolleranza diversi, data la grande quantità di liquido usato e la diversa penetrazione dei perfluorati nei tessuti vegetali. La situazione è fluida e gli agricoltori attendono dalle autorità indicazioni più precise. 

Lino Zonin

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