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Il personaggio

Carlo Bolzani: «Dalla torta per Wojtyla a Baggio. Ecco la mia dolce vita»

di Andrea Lazzari
La famiglia Carlo Bolzani con le figlie Piera e Cinzia FOTO  LAZZARI
La famiglia Carlo Bolzani con le figlie Piera e Cinzia FOTO LAZZARI
La famiglia Carlo Bolzani con le figlie Piera e Cinzia FOTO  LAZZARI
La famiglia Carlo Bolzani con le figlie Piera e Cinzia FOTO LAZZARI

«Giocavo a ping-pong ai Carmini con monsignor Agostino Marchetto: il mio cuore si è riempito di gioia quando è stato nominato cardinale da Papa Francesco. Ricordo con grande affetto anche papa Wojtyla: preparai la torta a base di gianduia, melone e cioccolato al latte per la cena a Monte Berico in occasione della sua visita nel settembre 1991».

Carlo Bolzani, classe 1938, rilevò giusto 60 anni fa la storica pasticceria di contra’ XX Settembre. Nato a Bologna il 28 febbraio 1938, Carlo giunse in città bambino al seguito del padre ferroviere nel 1944, andando ad abitare a San Rocco, denominato “la Toscana” per il numero di persone provenienti dalla regione che vi risiedevano.

Quando decise di diventare pasticciere?
Finite le scuole, dopo la quinta elementare. Il primo impiego fu come garzone al laboratorio Dolceperla di Felice Morgante all’interno di casa Pigafetta. Facevo le consegne in bicicletta alla Triestina, dove si consumavano 100 brioche al giorno, e in altri locali. Portavamo anche alle scuole le brioche per la merenda dei ragazzi. Quindi entrai nella bottega di Aldemaro in piazza San Lorenzo. Ho un grande ricordo di colleghi come Guerceri.

La svolta arrivò nel 1963…
Acquistai la licenza del locale dalle sorelle Marzotto assieme a Franco Poggiana, Mariano Bertuzzo e Flaviano Busato. Nel 1967 rimasi con Flaviano e poi dal 1969 l’unico titolare. In breve tempo l’offelleria divenne un punto di ritrovo di sportivi... Venivano a giocare alle carte i calciatori del Lanerossi Sergio Carantini, Giordano Colausig, Lucio Dell’Angelo, Hèctor De Marco, Maraschi e tanti altri. In seguito ho frequentato anche Paolo Rossi e Roberto Baggio. Spero di poter rivedere ancora il Vicenza in serie A!.

Lei ha avuto lunghi trascorsi nel ciclismo e nella pallacanestro.
Ero a Gap, in Belgio, con Marino Basso quando vinse i Mondiali nel 1972: in albergo uscì dalla doccia ancora tutto insaponato e mi disse “Carlo, ricordati che sei amico di un campione del mondo!”. Ho lavorato anche con Giovanni Battaglin alla Jolly Ceramica, partecipando a diversi giri d’Italia e tour de France: ero addetto ai rifornimenti e massaggiatore, preparavo le borracce per le tappe. Nel basket femminile il ricordo più bello è legato allo scudetto vinto a Milano con Wanda Sandon, Lidia Gorlin, Valentina Peruzzo, Cata Pollini a metà anni Ottanta. Poi arrivarono Aldo Corno e Janice Lawrence. Sconfiggemmo anche la russe della Dinamo Novosibirsk, imbattibile a quell’epoca. Ho vissuto anche le gesta della Portorico e della Recoaro di Biba Gentilin, che conquistò cinque campionati tra il 1965 e il 1969 e collaborato con la maschile. Il patron Antonio Concato veniva tutti i giorni a fare colazione da noi: una persona molto generosa, ha dato tutto se stesso per il basket femminile. Ha visto cambiare la città di Vicenza negli ultimi 60 anni da questo punto di osservazione privilegiato a due passi dal centro.. Mi ricordo i vescovi Onisto e Nonis. Negli anni Ottanta organizzavo l’Anguria Day con Antonio Corazzin. Poche settimane fa è venuto a farci gli auguri per il sessantesimo compleanno il neo-sindaco Giacomo Possamai assieme all’assessore Cristina Balbi. Tra i miei grandi amici non posso non citare i confratelli Virgilio Scapin e Walter Stefani, che mi ha dedicato due libri: bravi, onesti e generosi con il prossimo. Anche Vitaliano Trevisan veniva a fare colazione da noi, era un’anima inquieta. Adesso mi sono particolarmente vicini Riccardo Canilli, Enzo Finozzi, Roberto “Riccio” Pellizzaro con la moglie Nina e Michele Malancea, la mia ombra.

Come sottolineano con orgoglio le figlie Cinzia e Piera «ha introdotto l’arte del cioccolato, appresa in Francia, non solo a Vicenza, ma in tutta Italia! Merito suo c’è un’attività che da 60 anni apre alle 5.30 del mattino fino alle 8 di sera tutti i giorni …».
Lavoravo da prima dell’alba fino a mezzogiorno in laboratorio, poi andavo a creare nella stanza del cioccolato e tornavo in bottega alle due e mezza del pomeriggio fino a sera. La mia soddisfazione più grande è quella di essere arrivati alla terza generazione grazie alle figlie Cinzia (che gestisce la sede di piazzale Giusti), Piera ed ai nipoti Giulia e Luca. Alessandro, marito di mia nipote Chiara, porta avanti i miei insegnamenti. E c’è già la quarta generazione pronta con il mio pronipote Riccardo. Ma il primo pensiero va ogni giorno a mia moglie Luisa Busato, mancata tre anni fa, grande donna e gran lavoratrice, buona, paziente: era sempre contenta di tutto ciò che facevo. Quali sono le specialità di cui va più orgoglioso? La Palladiana e i dolci ai cannoncini. Un amico mi chiese per l’asilo del figlio una torta per una dozzina di bimbi da mangiare senza piatti e coltelli ma solo con le mani e quindi creai una montagna di cannoncini. Negli anni ottanta poi, tornando da un corso di formazione a Parigi, mi fermai a Torino, dove vidi le prime pastine mignon e decisi di proporle anche da noi. Fu una svolta epocale: dapprima ce le chiedevano pochi clienti, poi si sono affezionati e tutti gli altri ci hanno seguiti.