Veneto

Il turismo non trova camerieri, ma ci sono 279mila disoccupati

I dati della disoccupazione in Veneto al 30 aprile indicano che gli iscritti ai Centri per l’impiego sono 279.463. È quanto riporta l’ultimo report pubblicato da La Bussola, l’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione. È di ieri, poi, la denuncia riportata da Il Giornale di Vicenza da parte del settore turistico, Confturismo e Unionmare in primis, sulla carenza di personale: si cerca di potenziare l’organico, camerieri e non solo, ma non si trovano. Come è possibile? «Serve reclutare bene e formare. Ma anche rendere attrattivo il settore», è la risposta, in sintesi, di Elena Donazzan, assessore del lavoro della Regione che mercoledì scorso non a caso ha avviato il Tavolo per l’emergenza di personale nel settore della ristorazione con i rappresentanti delle associazioni di categoria (Assoturismo Veneto, Confturismo, Federturismo, Federcamping Nordest, Confcommercio, Confesercenti, Federdistribuzione) e dei sindacati (Flcams Cgil, Fisascat Cisl Uiltucs Uil e Ulg).
La richiesta «Non possiamo permetterci di avere posti di lavoro liberi da una parte e, dall’altra, persone in cerca di occupazione senza farli incontrare - sostiene Donazzan -. La Regione è qui per far sì che questo incontro ed il dialogo sia veloce, puntuale e sia fornita la formazione necessaria per inserire le persone rapidamente nel mercato del lavoro della ristorazione che, ricordo, è uno dei settori più rilevanti a livello numerico in Veneto». E la l’appello che arriva dal mondo del turismo è chiaro: «Ci manca il 30% del personale», ha dichiarato ieri Alessandro Berton di Unionmare che riunisce il 90% delle attività lungo il litorale veneto. 
«Dati e non sensazioni» E quindi, tutto risolto? No. Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro, evidenzia due passaggi importanti. Il primo. «È fondamentale che il sistema turismo dica quante persone servono, dove e per quanto tempo. Sì, perché se ora si va a vedere nei siti delle associazioni di categoria quante sono le offerte di lavoro disponibili, non c’è corrispondenza tra quello che denunciano e quello che hanno nella loro raccolta di offerte di lavoro dalle loro imprese. Serve capirsi: o abbiamo riferimenti reali, altrimenti si parla di sensazioni, preoccupazioni, peraltro legittime, ma che non sono supportate da posti di lavoro effettivamente richiesti». Secondo punto. «Per poter intervenire sul tema, oggi serve lavorare su tutte le forme di reclutamento possibile. Non basta, cioè, mettere il cartello o suonare il campanello del vicino. Ci si deve attivare con tutti gli strumenti possibili di intermediazione, pubblici e privati». Insomma, veicolare al massimo l’offerta di posti per riuscire a incontrare la domanda. 
È la crisi, bellezza Barone è ben conscio del fatto che si tratti di una strada in salita, in particolare in questo momento. «Il mondo è cambiato dal 2019 anche nell’atteggiamento delle persone. Molti che erano occupati in modo precario nel turismo sono finiti soprattutto nella logistica. E da lì, o da altri settori, non si spostano più perché hanno un contratto stabile. Poi c’è l’elemento demografico: forse non ci si è resi conto che dal 2015 al 2022 mancano nel mercato del lavoro veneto 165mila giovani in età lavorativa, tra i 20 e 29 anni. E questo ha delle conseguenze. Su 100 offerte di lavoro provenienti dalle imprese, il 50% sono di difficile reperimento. E di questo 50%, la metà è dovuta al fattore demografico, tradotto mancano le persone, e l’altra metà per competenza. Sì, perché anche per fare il cameriere serve competenza, sapere cosa fare, avere bella presenza e disponibilità e anche essere pagati in modo adeguato. Adesso stiamo assistendo ad un fenomeno nuovo, non solo nel mondo del turismo: molti lavoratori, lasciano e cambiano. Essendoci tante offerte e scelgono quella che conviene di più loro». E Donazzan mette il sigillo: «In generale il settore sembra apparire poco attrattivo perché percepito come non in grado di garantire adeguate condizioni economiche, un lavoro di qualità e tempi di lavoro conciliabili con la vita. Serve renderlo attrattivo. Eppure il comparto è sano e in forze: le assunzioni nei primi 4 mesi segnano un +313%. Ora è necessario che le aziende dicano esattamente di che cosa hanno bisogno e accettino il lavoratore che gli viene proposto dai centri per l’impiego. Noi lo formeremo per le competenze che gli sono necessarie».
L’incertezza frena Tornando al report regionale, Donazzan mette in evidenza il saldo tra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro pari a 13.700 posizioni nei primi 4 mesi dell’anno, portando a 37mila i posti di lavoro. In particolare, i migliori risultati riguardano Venezia (+8300) e Verona (+5000) che hanno preso il volo, ma anche il Vicentino (+445) ha registrato un aumento del +30% rispetto al 2021: «Va segnalata - conclude - la fase complessiva di incertezza che si sta prolungando e che rallenta l’industria».

Cristina Giacomuzzo