Chiesto il rinvio a giudizio per nove manager Miteni

Il pm Hans Roderich BlattnerIl sito dell’ex Miteni con la mappa di tutti i monitoraggi per i PfasIl pm Barbara De Munari
Il pm Hans Roderich BlattnerIl sito dell’ex Miteni con la mappa di tutti i monitoraggi per i PfasIl pm Barbara De Munari

I pubblici ministeri Barbara De Munari e Hans Roderich Blattner nei giorni scorsi hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per nove dei tredici indagati dell’inchiesta sui Pfas. I faldoni della maxi indagine ora passeranno all’Ufficio gip dove verrà fissata l’udienza preliminare in cui verrà deciso chi, e quando, andrà a processo. I due sostituti procuratori contestano i reati di disastro innominato e di avvelenamento delle acque: reati dolosi, cioè compiuti con volontà, nell’ipotesi omissiva, della mancata attivazione per evitarlo. Accuse pesantissime che prevedono tempi di prescrizione più lunghi del disastro ambientale, la fattispecie introdotta nel 2015 che non è stata presa in considerazione dalla procura perché questo primo filone d’indagine si è fermato al 27 luglio 2013, quando Miteni si autodenunciò. CHIESTO IL PROCESSO. I sostituti De Munari e Blattner hanno chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dei ai tedesco-lussemburghesi di Icig Patrick Hendrik Schnitzer, 61, Achim Georg Hannes Riemann, 65, difesi dall’avvocato Gianpietro Gastaldello; Alexander Nicolaas Smit, 75, assistito dall’avvocato Salvatore Scuto; l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, 62, di Milano, con i manager Luigi Guarracino, 62 anni, di Alessandria, Mario Fabris, 56, di Fontaniva, Davide Drusian, 44, di Marano, Mauro Cognolato, 46, di Stra, e Mario Mistrorigo, 67, di Arzignano, tutti difesi dall’avvocato Novelio Furin. Secondo i pubblici ministeri, che hanno coordinato l’attività dei carabinieri del Noe e dell’Arpav, in Miteni sapevano insomma della “bomba ecologica” sulla quale erano seduti. Dall’inchiesta sono state stralciate le posizioni dei giapponesi Maki Hasoda, 53 anni; Kenji Ito, 61; Naoyuki Kimura, di 59, e Yuji Suetsune di 57. La procura, attraverso perquisizioni eseguite a Milano, Trissino e Cavenago, aveva sequestrato documenti che proverebbero come la Miteni valesse tra i 10 e i 15 milioni di euro, ma fu venduta a un euro soltanto proprio per i problemi ambientali che sarebbero proseguiti dagli anni Sessanta. La procura, nel corso delle indagini, ha aperto anche un altro filone di inchiesta che comprende anche l’inquinamento da GenX e che però riguarda i fatti dal 2013 in poi, in cui è indagato anche l’ultimo amministratore delegato della ditta di Trissino - fallita il 18 novembre dell’anno scorso - Antonio Nardone. La posizione di quest’ultimo, come quella del manager Francesco Cenci, è stata stralciata dal primo troncone. I reati contestati nel ramo dell’indagine per cui è stata firmata la richiesta di rinvio a giudizio escludono la responsabilità amministrativa delle aziende. LA SUPERCONSULENZA. Per arrivare a comprendere se Pfas e Pfoa abbiano creato danni alla salute; i pubblici ministeri De Munari e Blattner si sono affidati alla superconsulenza del professor Tony Fletcher. L’esperto britannico ha evidenziato come vi siano prove certe che l’acqua inquinata da Pfas provochi un aumento del colesterolo; e come sia possibile, ma al momento non è scientificamente provato dirlo, che quelle sostanze causino anche problemi più gravi, come colite ulcerosa, ipertensione, disturbi alla tiroide, preeclampsia e financo forme tumorali. La procura, sul punto, attende inoltre gli esiti dell’analisi epidemiologica della Regione su diversi campioni della popolazione (150 mila persone fra le province di Vicenza, Padova e Verona) interessata dall’acqua della falda. È evidente, con queste imputazioni, che i singoli cittadini potrebbero non riuscire a partecipare all’eventuale processo come parti civili; lo potranno certamente fare la Regione Veneto, il Ministero dell’ambiente ed eventualmente Province e Comuni interessati, oltre ad associazioni ambientali. Ma questo adesso lo deciderà il giudice al termine dell’udienza preliminare che verrà fissata nelle prossime settimane. E così, dopo quello a carico dei sei ex vertici dell’ex BpVi, il tribunale di Vicenza con tutta probabilità si appresta a istruire un altro dibattimento dai numeri “monstre” con migliaia di parti civili che potrebbero costituirsi nel caso il gup dovesse decidere si rinviare a giudizio i nove imputati per cui la procura nei giorni scorsi ha chiesto il processo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini