Lotta al virus

Lockdown totale in Italia? Ecco cosa dicono gli esperti

Un lockdown totale per arginare la diffusione delle varianti del coronavirus in Italia. A caldeggiarlo è il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, il professor Walter Ricciardi. Un'immediata e rigorosa stretta è stata sollecitata anche da altri esperi, ma non tutti sono d'accordo. 

 

RICCIARDI - «Non si può perdere altro tempo: è necessario adottare misure più stringenti» la linea di Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma. «Ci siamo parlati - ha detto Ricciardi riferendosi al ministro della Salute, Speranza - non si è pronunciato perché sono decisioni che deve prendere il governo e il presidente del Consiglio. Il ministro credo sia convinto della necessità di avviare questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio recepisca e vada in questa direzione». La strategia del no-Covid, ha aggiunto, «ci consentirà di tornare alla normalità in mesi, non in anni». Con il ministro «sono sempre stato in piena sintonia sul rigore delle misure, ma da settembre non siamo riusciti ad essere impattanti pienamente sulle decisioni del governo, soprattutto perché - ha concluso - il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti». La strategia sostenuta da Ricciardi prevede, parallelamente al lockdown più rigido, anche il rafforzamento del tracciamento e della campagna vaccinale.

 

CRISANTI - Sulla stessa linea il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all'Università di Padova. «Il 20% dei contagiati presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Serve un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele. E neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti». «Dove si trovano le varianti brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide - ha aggiunto Crisanti - La Germania continua il lockdown, la Francia pure, l'Inghilterra anche, solo noi pensiamo asciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia». 

 

GALLI - «Ricciardi ha ragione in linea di principio», quando chiede un immediato lockdown nazionale perché «è davanti agli occhi di tutti che la faccenda delle Regioni colorate ha funzionato molto poco senza toglierci dal problema». Lo ha affermato Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco-università degli Studi di Milano, ospite de "L'aria che tira" su La7.

 

MASTROIANNI - Per Claudio Mastroianni, direttore del Dipartimento di Malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma, «ora più che mai serve la massima attenzione e bisogna stare molto accorti e valutare misure più stringenti e anche l'idea di un lockdown. Siamo di fronte a una settimana decisiva».

 

ANDREONI - «Abbiamo una situazione epidemiologica di stallo, in cui i numeri si stanno mantenendo costanti. Questo può essere letto in modo positivo da una parte e negativo dall'altro, perché è partita anche la campagna vaccinale e fare le immunizzazioni mentre il virus circola aumenta la capacità delle varianti di resistere. È quindi obbligatoria una cautela, ma ridiscutere oggi di fare o meno un lockdown nazionale non serve a nulla, come non serve minacciarlo. Il Paese ha fatto un scelta che è quella di convivere con il virus", sottolinea all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Il lockdown generale può servire - spiega l'esperto - se uno pensa di poter abbassare il numero dei contagi a un centinaio. Chiudi per diverse settimane con l'obiettivo di anticipare il virus, ma l'Italia ha scelto di contenere i contagi con il sistema dell'algoritmo e dei 'colori' delle Regioni. L'unica vera obiezione che in questo momento ha una logica rispetto alla scelta fatta di un contenimento, invece che di una chiusura totale, è che stiamo vaccinando. Questa è la novità rispetto alla prima» ondata di «marzo-aprile e su questo si potrebbe ragionare, ma senza minacciare ciclicamente il lockdown».

 

BASSETTI - «Chiedere un lockdown generale è una misura barbara, senza razionale scientifico. Le soluzioni sono lockdown mirati, provinciali, localizzati, chirurgici e rapidi. Abbiamo Sardegna e Val D'Aosta quasi bianche e le trattiamo alla pari dell'Umbria? Per me non è corretto», dice Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria, che, commentando all'Adnkronos le dichiarazioni del consulente del ministro della Salute Walter Ricciardi su un nuovo lockdown nazionale, aggiunge: «Speriamo che Draghi aiuti. Io sono sconcertato. Si sentono quattro voci diverse: Cts, Ricciardi, Istituto superiore della sanità e ministro. Io ne vorrei sentire una unica: Chi parla per il ministero?». Bassetti incalza: «Qual è l'obiettivo di questa comunicazione? Far sì che la gente si comporti meglio? Così i cittadini si comportano peggio. È gravissimo quello che è accaduto. Il ministero deve avere una voce unica! Si può ragionare sul rinvio delle aperture degli impianti sciistici, ma non parlare di lockdown generale come a marzo scorso. Quali sono le evidenze scientifiche che Ricciardi porta? Dire che lo fanno tutti non è un'evidenza. E' solo evidente che il prezzo che vado a pagare da un punto di vista sociale ed economico è enorme». 

 

GISMONDO - Invita a pensare anche alla «serenità psichica» degli italiani Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano. «Un lockdown severo oggi, se certamente potrebbe apportare dei benefici in termini di prevenzione della circolazione delle nuove varianti" di Sars-CoV-2, «sarebbe un disastro dal punto di vista psicologico, sociale nonché economico». «Come ho più volte detto - afferma la microbiologa - esiste una soluzione virologica ed esiste una strategia che prende in considerazione il benessere della persona. Benessere che non dipende solo dal successo nello sconfiggere il virus, cosa che certamente tutti auspichiamo, ma anche dalla capacità di trovare in questa battaglia una giusta misura» di restrizioni, «sopportabile dalla nostra psiche». Un nuovo lockdown nazionale non lo sarebbe, anzi si rivelerebbe devastante, teme Gismondo. «Peraltro - avverte - la variante» inglese, «che adesso noi conosciamo solo in parte e che pare essere più contagiosa» rispetto alla "versione" originale del nuovo coronavirus, «si diffonderà comunque. Il virus non ha frontiere», ripete la scienziata: «Le possiamo chiudere, il virus ci impiegherà un po' più di tempo a penetrarle, ma lo stesso arriverà. Quindi le strategie devono essere almeno europee - suggerisce Gismondo - e devono sempre più tener conto, di fronte a una popolazione ormai stanca, delle reazioni che può avere la società».

 

BURIONI - «Una cosa vi dico: è molto difficile per un vaccino avere un'efficacia sul campo maggiore di questa. Adesso sbrighiamoci. Il problema non si risolve con le chiusure che servono solo a guadagnare tempo. Si risolve con il vaccino», scrive su Twitter il virologo e docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano Roberto Burioni, commentando un nuovo studio israeliano che conferma un'efficacia del 94% dopo 2 dosi del vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech, all'indomani dell'appello lanciato da Walter Ricciardi.

 

GIMBE - «Un lockdown totale per 2 settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, altrimenti bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021». A dirlo è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione "L’Italia s’è desta" su Radio Cusano Campus. Sulla richiesta di lockdown generale da parte del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, «credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato prima del periodo natalizio - spiega Cartabellotta - La strategia che il governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali». Chiudere tutto per 2 settimane significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, ma secondo Cartabellotta, «non tutte le regioni sono pronte all’attività di testing e tracciamento. Dobbiamo decidere se siamo disponibili ad accettare una restrizione maggiore per abbassare la curva, oppure se accettiamo di avere un 2021 che andrà avanti con stop&go».

 

VAIA  - «Non si tratta di aggravare le misure, ma applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown totale secondo me non serve, ma bastano lockdown chirurgici laddove se ne verifichi la necessità». Così il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ospite di RaiNews24. Vaia ha poi lanciato un appello a tutti i cittadini: «Applichiamo con severità ancora le regole così guadagniamo spazi di libertà. Non ci fate più vedere scene di assembramenti».