ANDREA ZAUPA

«La Cina diventa leader anche nella lirica»

Zaupa: «È una realtà gigantesca in pieno sviluppo economico, le grandi città sono più moderne di quelle americane e questo crea disponibilità verso l'arte: vengono commissionate nuove opere»
Andrea Zaupa ripreso durante una sua performance andata in onda alla tv cinese
Andrea Zaupa ripreso durante una sua performance andata in onda alla tv cinese
Andrea Zaupa ripreso durante una sua performance andata in onda alla tv cinese
Andrea Zaupa ripreso durante una sua performance andata in onda alla tv cinese

VICENZA. La nuova opera lirica? È “Made in China". Ce lo racconta Andrea Zaupa, baritono vicentino, 35 anni, che tra giugno e luglio si è recato per un mese in Estremo Oriente: là dove - ci spiega - il “bel canto" sta conoscendo una straordinaria fioritura, grazie ad un preciso progetto culturale che incentiva i cantanti e i musicisti a perfezionarsi nel melodramma e i compositori a produrre lavori originali, tali da fare del mandarino un linguaggio della nuova lirica.
Scelto fra i giovani cantanti cinesi e del resto del mondo invitati all'edizione 2014 di "iSING", proprio in questi giorni Zaupa è comunque tornato in Cina, questa volta per iniziativa della Fondazione Luciano Pavarotti, con la quale oggi, lunedì 11 agosto, terrà un concerto a Pechino nella "Città Proibita": un segnale significativo, anche questo, di come la bussola della lirica cominci a volgersi con crescente attenzione verso est.
Ci racconti di iSING: come è arrivato a questa esperienza in Cina?
Diverso tempo fa, a Bologna, avevo sostenuto le audizioni per questo programma, che cercava una ventina di cantanti occidentali cui far studiare il mandarino e incontrare l'opera lirica cinese. Noi occidentali abbiamo portato i nostri cavalli di battaglia - io per esempio ho presentato "Toreador" dalla "Carmen" di Bizet - e in queste cinque settimane abbiamo studiato a Suzhou, fino a presentare un concerto di chiusura anche con pezzi in cinese, come "From Jasmine to Turandot" che inizia in cinese, con le melodie di un canto tradizionale orientale, e termina in italiano, sulle note di Puccini, con il celebre "Nessun dorma" dalla "Turandot". Stampa e tv hanno dato grandissimo risalto all'evento e al concerto finale, ospitato durante il 12° Festival della musica vocale, con cori da tutto il mondo, nella Hall of People di Beijing a Pechino: una sala da 10mila posti, un'emozione indescrivibile.
Un sintomo dell'attenzione con la quale la Cina guarda a questo genere musicale?
Assolutamente sì. Il direttore artistico del progetto è Hao Jiang Tian, un basso che ha lavorato molto all'estero e in Cina ha conosciuto la repressione contro la musica occidentale, compreso il melodramma. Ora c'è una grande rinascita. La Cina è davvero gigantesca ed economicamente è in piena espansione. Le grandi città sono più moderne di quelle americane. Qui è tutto fantascientifico, tutto grandioso. E questo fervore economico crea anche una forte disponibilità verso l'arte. Sul fronte della lirica, vengono commissionate nuove opere...
A differenza di quanto avviene in Occidente...
Diciamo che la nuova lirica cinese sta avendo un'evoluzione molto diversa da quella occidentale. Le opere cinesi sono tendenzialmente molto “popolari", mentre quelle che nascono in Italia o in Europa sono più “colte", più di nicchia. In Cina si assiste a qualcosa che per noi sembra un tuffo indietro nel tempo, a quando Verdi o Puccini scrivevano opere per tutti, che venivano cantate dalla gente comune.
Ma all'ascolto, com'è questa lirica cinese?
La musica tradizionale cinese è difficilmente interpretabile per il nostro orecchio, ma nel cuore emoziona profondamente. La musica operistica cinese è giovanissima, ha appena 30-40 anni di storia, e ha subito l'influsso della musica francese e italiana, soprattutto pucciniana, molto orecchiabile. Sul fronte musicale si sente che i compositori cinesi hanno recepito la scuola di quelli occidentali, con tracce di autori come Debussy, Schumann, Schubert e altri. È una musica che arriva all'anima. Quanto ai testi, i libretti sono presi dalla tradizione cinese e caratterizzati da una forte componente moralistica e ideologica e da una grande carica umana. Sarà interessante vederne i risultati in Occidente: una produzione cinese arriverà prossimamente, tra l'altro a Torino e a Milano.
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Alessandra Agosti