L'intervista

Giacomo Poretti: «Parlo di vecchiaia e morte con ironia, è un modo per comprenderle»

Con la moglie daniela cristofori sarà venerdì all'Astra di Schio in "Funeral home"
Giacomo Poretti e la moglie Daniela Cristofori in un momento di "Funeral Home"
Giacomo Poretti e la moglie Daniela Cristofori in un momento di "Funeral Home"
Giacomo Poretti e la moglie Daniela Cristofori in un momento di "Funeral Home"
Giacomo Poretti e la moglie Daniela Cristofori in un momento di "Funeral Home"

Due anziani sono seduti nel salotto di una casa funeraria. Sono lì perché il loro migliore amico se ne è andato. Ambrogio non sopporta quel luogo e l'idea di dover parlare della morte, mentre Rita tratta la cosa come un buon argomento di conversazione. Lui è Giacomo Poretti del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, e questa è la trama di "Funeral Home", la pièce che porterà in scena al Teatro Astra di Schio venerdì alle 21. Lo spettacolo affronta con leggerezza e ironia due argomenti che spesso rifuggiamo: la vecchiaia e la morte. Assieme a Poretti sul palco ci sarà l'attrice e psicoterapeuta Daniela Cristofori, che è sua moglie nella vita reale. La regia è affidata all'attore e regista vicentino Marco Zoppello.

Poretti, perché ha deciso di affrontare questo tema così delicato?

I comici nel corso della storia hanno sempre sfidato questo argomento. È troppo affascinante, soprattutto in questo particolare momento storico in cui sembra un tabù, perché la modernità vuole dei corpi efficienti, sempre belli e che non invecchiano mai.

Perché scegliere la comicità per parlare della morte?

L'ironia è una delle chiavi possibili per comprenderla, accettarla e farsene una ragione. Perché la morte è sempre lì, sullo sfondo delle nostre vite.

Il testo è stato ispirato da un episodio che le è capitato?

In realtà no. Siamo partiti dall'argomento. Poi ovviamente tutto quello che ti capita nella vita, senza che tu lo sappia, ti stimola. Per esempio mia moglie di mestiere fa la psicoterapeuta ed è abituata a convivere con le paure e angosce delle persone.

In passato, prima della celebrità, lei ha lavorato come infermiere, entrando in contatto per anni con la fragilità dei malati. Per caso è stato influenzato anche da questa esperienza?

È difficile dire in che modo vengano le idee. Di sicuro quella esperienza, che è durata un decennio, è stata veramente significativa. Tanto che ne ho tratto il monologo "Chiedimi se sono di turno" e il libro "Turno di notte".

Come è stato lavorare con sua moglie?

Non è la prima volta. Avevamo già messo in piedi uno spettacolo sul litigio nelle copie chiamato "Litigar danzando". Posso dire che è bello, perché tra noi c'è entusiasmo.

Riuscite a coniugare vita di coppia e lavoro?

Quello si fa fatica. Andare in giro a fare la tournée non è facile, perché abbiamo un figlio di sedici anni. Diciamo che le complicazioni sono per lo più pratiche, ma si chiede aiuto agli amici.

Come vi siete suddivisi i compiti?

Il lavoro di scrittura è paritario. Le idee e la struttura vengono da entrambi. Poi ci siamo rivolti al regista Marco Zoppello, che ha contribuito in maniera significativa alla messa in scena.

Come è nata questa collaborazione?

A Milano con due soci gestisco il teatro Oscar, dove abbiamo programmato degli spettacoli di Stivalaccio Teatro. Quindi, conoscendo il lavoro di Zoppello, abbiamo pensato di rivolgerci a lui, che è molto giovane. Ha quasi la metà dei miei anni e proprio per questo ha generato entusiasmo, nuove idee e voglia di fare.

Facendo un tuffo nel passato, come è nato il suo amore per la recitazione?

Ho avuto la fortuna, come milioni di bambini, di frequentare l'oratorio, che è un luogo di gioco e di formazione. Nel mio, come in quasi tutti gli oratori, c'era un teatrino. Il sacerdote dell'epoca lo utilizzava per allestire un paio di spettacoli all'anno, coinvolgendo le persone del paese. Sono stato pescato quando ero ancora un ragazzino e da allora mi è rimasta dentro la bellezza del teatro.

Poi nel 1991 ha incontrato Aldo e Giovanni con cui ha formato il celebre trio comico, che dovrebbe tornare al cinema con un film dal titolo provvisorio "Il più bel giorno della nostra vita". Ce ne può parlare?

Su questo non posso rivelare nulla, perché se no mi tirano le orecchie. Posso però confermare che uscirà a Natale..

Walter Ronzani