Vicenza

L’Ulss 8 avverte i no-vax: «Basta intimidazioni o partiranno denunce»

«D’ora in poi tolleranza zero. Saremo intransigenti. Siamo pronti a denunciarli alla magistratura per interruzione di pubblico servizio. La linea sarà questa». Il monito è rivolto ai no-vax che, non paghi della libertà di non vaccinarsi anche se questo cozza contro l’interesse generale, continuano a disturbare pesantemente le operazioni nei centri vaccinali con richieste assurde e una prepotenza che ha superato i limiti. A lanciare l’avvertimento è Giusy Bonavina. E c’è da crederle, perché, quando vuole, la dg dell’Ulss Berica, determinata e gentile, sa trasformarsi in lady di ferro. 
L’ordine, al primo episodio che dovesse ancora intralciare il lavoro negli hub aziendali e mettere in difficoltà medici e infermieri, è di far intervenire le forze dell’ordine, di prendere i nominativi dei responsabili, di far scattare le querele. La misura è colma. La pazienza è finita. 
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un episodio avvenuto giovedì nel vax-point di Torri di Quartesolo. Una donna, di cui non si conoscono le generalità, si è messa in coda ma senza alcuna volontà di vaccinarsi, e, quando è giunta al box vaccinale, ha aggredito uno dei medici vaccinatori. Prima la pretesa di avere una fantasiosa e inesistente “richiesta di vaccinazione”. Poi, il secondo attacco verbale: «Mi dia il numero della sua polizza assicurativa – ha gridato - . Se mi vaccino e mi dovesse capitare qualcosa so a chi rivolgermi per chiedere il risarcimento». Il medico ha cercato di allontanare la donna, ma la no-vax ha proseguito il suo folle pressing. A questo punto il medico si è agitato, ha avuto una crisi ipertensiva, e la squadra del pronto soccorso sanitario che staziona a Torri ha dovuto accompagnarlo a casa. 
Intanto viene dato l’allarme, e accorrono i carabinieri. Insomma, un’altra scena di ordinario scompiglio da delirio no-vax che ha turbato il tranquillo svolgimento dell’attività. Disorientato il personale di servizio. Spaventati quanti ordinatamente attendevano il proprio turno per vaccinarsi. Ritardi non previsti sulla tabella di marcia. Necessità di sostituire il medico che stava male. Un analogo incidente, nella stessa giornata, anche nell’hub di Noventa. 
Episodi di intimidazione che si aggiungono alle lettere di diffida degli avvocati, che vorrebbero spiegare ai medici come si fa a curare un malato di Covid, o che si presentano negli hub reclamando i nominativi dei medici; e anche agli atti di ostruzionismo dei pazienti no-vax all’interno dei reparti, agli insulti nei confronti dei medici.
La dg, però, non si fa intimidire, e risponde con una iniziativa forte, la prima nel Veneto. «Gli operatori dei centri vaccinali sono pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. Basta andare a leggere gli articoli 357 e 358 del codice penale. Interrompere un servizio di pubblica necessità è reato. Lo sancisce l’articolo 340. Voglio bloccare questa scia di intolleranza. È inammissibile che si ostacoli una campagna vaccinale che si fa a beneficio della popolazione. Io cerco di convincere la gente a vaccinarsi perché è il mio mestiere. Per il resto ognuno è libero di fare ciò che vuole. Comportamenti del genere non sono giustificati. Non è giusto per il personale. Tutti i dipendenti dell’Ulss hanno il cartellino di riconoscimento. Io stessa se vado in giro lo porto. Non abbiamo paura a far sapere chi siamo. Ma la polizza assicurativa la potrà chiedere la procura, non certo il primo che passa». 

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Franco Pepe