Vicenza

“No vax” si vaccinano ma si presentano insieme all’avvocato

Arrivano al centro vaccinale di Torri di Quartesolo accompagnati dagli avvocati. Sono no-vax non pentiti. Sono venuti a vaccinarsi non per scelta, ma perché senza alternative. Dall’8 gennaio la legge impone agli over 50 l’obbligo del vaccino. E non ci sono santi o scorciatoie. Si rassegnano a farlo, ma prima i loro avvocati chiedono i nomi dei medici vaccinatori. 
La ragione? Avere in mano l’identità dei medici per sapere a chi rivolgersi nel caso i clienti patrocinati andassero incontro a reazioni avverse come conseguenza del vaccino. A questo punto viene allertata la dg Giusy Bonavina, che con il consueto stile, decisa ma con gentilezza, prende il telefono, chiama il presidente dell’ordine degli avvocati Alessandro Moscatelli, lo informa dell’accaduto. E Moscatelli chiede di essere tenuto al corrente per eventuali provvedimenti disciplinari da prendere laddove qualche iscritto superasse i confini della deontologia professionale. Ormai, sono i fatti a dirlo, il connubio fra no-vax conclamati e una certa frangia di avvocati è diventato la regola. 
Lettere di diffida per chiedere le terapie da fare o non da fare ai propri assistiti arrivano ogni giorno sulle scrivanie dei primari che al San Bortolo lottano in prima fila. E la dg, ancora una volta, sgombra il campo da fraintendimenti ed equivoci: «Noi non possiamo ascoltare ciò che ci dicono gli avvocati, ma applichiamo gli indirizzi del ministero della salute. A ognuno il proprio mestiere. Loro facciano gli avvocati e noi pensiamo alla tutela della salute. Al presidente dell’ordine ho chiesto sulla base di quali criteri questi legali vorrebbero che noi curassimo i pazienti in un modo piuttosto che in un altro». 
I no-vax non si fermano, gli avvocati da loro arruolati neppure, al San Bortolo continuano a giungere le pretese assurde di chi vorrebbe sostituirsi ai medici per dettare protocolli di cura contro il Covid e indicare i farmaci da prendere, ora vengono presi di mira i centri vaccinali, ma queste tattiche ostruzionistiche, al di là dell’amarezza e delle perdite di tempo, non frenano il lavoro degli operatori. «Noi non dobbiamo nascondere nulla – spiega un medico dell’ospedale - . C’è la massima trasparenza. Che chiedano e noi rispondiamo. Diamo tutte le informazioni che vogliono. Ci teniamo tutte le nostre responsabilità. Questa invadenza degli avvocati non ci turba affatto. Andiamo avanti senza paura e senza incertezze». 
La saga dei no-vax si arricchisce di sempre nuovi e sconcertanti episodi. L’ altro giorno uno di loro, positivo al Covid, sintomatico, segnalato da un medico di base per la terapia con gli anticorpi monoclonali, allo specialista dell’ospedale che lo ha rintracciato al telefono per convocarlo al San Bortolo, ha risposto con la solita tiritera: «Premesso che io non ho nulla perché il Covid non esiste, io questa cura non la faccio». Solo che allo stesso tempo ha voluto sapere tutto sui monoclonali. «Sono loro a spiegarci come dovremmo curarli – dice un altro medico del San Bortolo - . Purtroppo c’è anche qualche medico in giro che entra in casa della gente senza mascherina e fa prescrizioni farlocche. E, poi, i pazienti che ricoveriamo ce le portano. In qualche caso c’è pure il nome e il cognome del medico. Prescrivono farmaci off label non indicati, gli stessi che si leggono su internet. C’è chi propone l’idrossiclorochina che non si usa più, il montelukast per l’asma allergica, l’ivermictina che è un antiparassitario per i cani. E chi vuole il plasma al posto dei monoclonali».

 

Franco Pepe