Il meeting

Il climatologo Mercalli: «Il pianeta è malato, per salvarlo imitiamo la natura»

Il climatologo Luca Mercalli (FOTO COLORFOTO/ILARIA TONIOLO)
Il climatologo Luca Mercalli (FOTO COLORFOTO/ILARIA TONIOLO)
Il climatologo Luca Mercalli (FOTO COLORFOTO/ILARIA TONIOLO)
Il climatologo Luca Mercalli (FOTO COLORFOTO/ILARIA TONIOLO)

«Il pianeta è malato, un codice rosso che non stiamo soccorrendo. La tragedia della Marmolada? Non prevedibile e non dovuta solo al caldo attuale. In realtà il ghiacciaio è in agonia e ha lanciato un messaggio. Dobbiamo metabolizzarlo».  Niente mezzi termini per il meteorologo, climatologo e divulgatore scientifico, Luca Mercalli, in “Sostenibilità: la relazione tra Terra e gli esseri umani” che ha aperto i convegni di “Relazionésimo 2030”. Si è presentato in polo, senza il consueto papillon. Segno, come ha sottolineato, che le temperature attuali non permettono le formalità. «L’universo ha 13,7 miliardi di anni contro i 300 mila dell’essere umano. Il nostro peccato originale è crederci più furbi delle leggi della fisica. Dobbiamo imparare a adattarci alle leggi della Terra e produrre il minor danno possibile, puntare ad essere durevoli, vivere il più a lungo possibile qui senza compromettere l’ambiente. La situazione di patologia da codice rosso è oggi aggravata dalla guerra. Chi rischia di più è l’umanità: la natura è in grado di ripararsi, ha tanto tempo per farlo». La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è di 420 parti per milione, un valore mai visto nella storia dell’umanità. Un’intossicazione iniziata con la rivoluzione industriale, con la temperatura aumentata di 1,2 gradi che porta a picchi di calore, forte evaporazione e quindi piogge mai viste prima. 
La soluzione? «Non basta piantare alberi -ha affermato Mercalli- Il lockdown ha diminuito del 6 per cento le emissioni di CO2 ma il 2021 ha avuto il valore massimo di emissioni nella storia dell’uomo. Se continuiamo così la temperatura aumenterà di 5 gradi e la Terra diventerà invivibile. L’unica speranza è entrare in relazione con il resto della biosfera. È con i numeri che dobbiamo fare sostenibilità: dobbiamo ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta, almeno dimezzare i 7 mila chili di CO2 che ogni italiano produce in un anno». 
Nicola Cerantola, con Ecologing ha portato l’ecodesign e l’economia circolare in Spagna: «L’umanità si è concentrata nel soddisfare la piramide delle necessità. Oggi invece bisogna riflettere sulla piramide dei bisogni, partendo quindi dalle necessità biologiche. Attraverso la “bioispirazione” dobbiamo impegnarci a replicare le soluzioni ingegnose della natura, a partire dal design e dalla tecnologia. Le organizzazioni devono ripensarsi come boschi, natura, come in primavera quando animali e natura collaborano per rinascere dopo l’inverno. È importante cambiare la relazione che abbiamo con l’ambiente, passare dall’estrazione ad una collaborazione, dall’individualismo al potere della comunità, dal materialismo ad uno sviluppo personale. Non solo economia circolare, ma un percorso rigenerativo». Per Barbara Degani, Ceo GreenGo Consulting, la sostenibilità cambia nel tempo il significato: «Adesso è equilibrio che non esiste senza relazione. I problemi sono globali e portano trasformazioni. Con la sostenibilità cambia il punto di equilibrio. Insieme si acquisisce maggiore consapevolezza e attraverso il confronto si arriva alla conoscenza, ma ognuno deve fare la propria parte». 
Infine il co-fondatore e responsabile dello sviluppo aziendale Etifor, Lucio Brotto, ha parlato di aziende impegnate ad azzerare il proprio carbon footprint: «In questo momento siamo di fronte alla sesta estinzione di massa della biodiversità. La soluzione è l’Europa, faro mondiale per le scelte ambientali. La Commissione europea indica direzioni chiare politiche che mirano a renderci il primo continente a zero emissioni grazie alle aree naturali. Questa è la strada». 

 

Veronica Molinari