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28.11.2019

No alle pietre
d'inciampo
Critica di Zaia

SCHIO. «Ho sentito oggi il presidente della comunità ebraica di Venezia Paolo Gnignati, al quale ho espresso solidarietà e la disponibilità della Regione, offrendo gli immobili regionali e gli spazi attigui per l’apposizione di pietre d’inciampo laddove vi siano opportuni motivi e riferimenti storici». Lo riferisce all’Ansa il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, che interviene così nella polemica sorta per il voto negativo in consiglio comunale di Schio rispetto all’apposizione di pietre d’inciampo per ricordare le vittime dell’olocausto.

 

«È imbarazzante anche solo sapere che si debba andare a un voto per decidere se mettere o no il ricordo di un deportato o di una vittima della Shoah - prosegue Zaia - e trovo assolutamente ingiustificata la posizione assunta a Schio. Vicenza ha deliberato positivamente di recente - ricorda il Governatore - e una pietra d’inciampo è apposta anche all’ingresso della sede di rappresentanza di Roma della nostra Regione». «In generale - aggiunge il governatore - la preoccupazione di oggi è il negazionismo strisciante che corre in rete e non solo, con qualche idiota che si ostina a negare l’Olocausto, che è da condannare senza indugi, così come senza indugi si deve dire sì alle pietre d’inciampo. Anzi - precisa - è assurdo che per apporre un quadratino di 10 centimetri con il nome di una vittima dell’olocausto si debba arrivare a una autorizzazione formale. Deve essere automatico. Chi la desidera la mette. Punto e basta». «Nella storia ci sono, è vero, anche altri perseguitati - conclude - e vanno ricordati allo stesso modo. Ma questo non è l’oggetto del contendere di oggi. Semmai deve essere chiaro che di fronte a ogni deportazione, sofferenza e morte non può esserci un distinguo politico. Bisogna solo essere uniti».

 

«La mia amministrazione sta già portando avanti una serie di interventi di recupero e di affissione di targhe per ricordare gli eventi storici legati all’odio razziale: esiste già da molti anni una targa sull’edificio delle ex scuole Marconi, che ricorda i deportati di guerra e fa parte di un progetto complessivo che riguarda altri segni della memoria». Lo dice, interpellato dall’Ansa, il sindaco di Schio Valter Orsi, che in Giunta guida una lista civica, motivando la decisione del consiglio comunale di non posizionare le mattonelle a ricordo delle vittime cittadine dell’Olocausto. «La proposta del Pd deriva da una querelle politica sorta in Parlamento - afferma -.Abbiamo preferito portare avanti un piano di recupero storico-culturale, piuttosto che andare ad installare le famose mattonelle, che peraltro sono un’iniziativa diffusa dappertutto». Per il sindaco «questo non vuol dire sminuire il ricordo dell’Olocausto: come amministrazione comunale noi siamo impegnati ogni anno, il 27 gennaio, in manifestazioni a ricordo di questa tragedia - puntualizza - e nel concedere il patrocinio a chi organizza altri eventi sul tema. Questo avverrà anche fra due mesi, nel 2020 e negli anni successivi». Orsi riconduce tutto ad una schermaglia politica. «Quando in consiglio è arrivata la mozione del Pd contemporaneamente la destra ha presentato un emendamento che chiedeva che gli stessi mattoncini venissero posti per ricordare le vittime dell’Eccidio di Schio - sottolinea -. Questo dimostra l’alternanza politica tra destra e sinistra, che da sempre caratterizza la nostra storia e che continua ad essere conflittuale».
 

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