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15.01.2020

«Sfollati, una casa nella mia missione»

La missione Talithà Kumì di padre Gentilin a poca distanza dal vulcano.  D.C.La cenere causata dall’eruzione del vulcano ha invaso anche le strade.  D.C.Gli sfollati cercano una nuova casa dopo essere stati evacuatiFamiglie e bambini in strada sono stati accolti anche da padre Gentilin
La missione Talithà Kumì di padre Gentilin a poca distanza dal vulcano. D.C.La cenere causata dall’eruzione del vulcano ha invaso anche le strade. D.C.Gli sfollati cercano una nuova casa dopo essere stati evacuatiFamiglie e bambini in strada sono stati accolti anche da padre Gentilin

«Una fiumana di gente evacuata. Persone costrette ad abbandonare le loro case e che ora affollano le scuole. Anche la nostra parrocchia di San Giuseppe, Talithà Kumì nelle Filippine. Forniamo acqua e pasta dai container e altre cose di prima necessità». L’arzignanese missionario padre Giovanni Gentilin parla dall’“inferno” di Manila, a causa dell’eruzione del vulcano Taal, al centro di un lago e a pochissimi chilometri dalla missione dove opera con una parrocchia. Situazione drammatica, basti pensare che nella regione di Taal sono stati registrati ieri 49 terremoti vulcanici in otto ore. Gentilin e i suoi collaboratori operano nel paese Alfonso de Cavite in una struttura che offre cure a bimbi e adulti affetti da tubercolosi, da asma e da altre patologie respiratorie. Problemi aumentati, data la nuova emergenza generata dal vulcano. Un sostegno concreto a padre Gentilin arriva da anni dalla onlus “Una Mano Aiuta l’Altra” con alimenti e materiale destinati ai poveri e ai bisognosi della missione di Tondo, tra i più miseri sobborghi della capitale, dove è in attività da 31 anni padre Gentilin. A causa dell’eruzione del vulcano, in queste oregli sfollati hanno già sfiorato quota 20 mila. Ma a Talità Kumì si continua a lavorare e ad aiutare la povera gente, ormai rimasta senza casa. «Manca l’energia elettrica - spiega padre «Gentilin -. Dobbiamo fare molta attenzione al cibo, specie pesce e carne. Restano ancora chiusi i negozi e le farmacie, ma le chiese restano aperte. La cenere provocata dall’eruzione del vulcano provoca problemi a Manila e anche da noi. L’agricoltura è distrutta. La gente ha paura. Ci sono continue scosse molto forti che seminano il panico. Grazie a voi dall’Italia per l’incoraggiamento e la preghiera». Intanto la nave che trasporta gli ultimi due container partiti dall’Italia grazie alla onlus “Una Mano Aiuta l’Altra” è giunta in porto nella capitale delle Filippine dopo quasi due mesi di navigazione e si stanno concludendo le formalità doganali. Il materiale umanitario, compreso cibo non deperibile, è stato allestito nel capannone della ditta MarVi, in via Seconda Strada ad Arzignano, fino a metà dello scorso novembre. Un aiuto concreto a supporto dell’attività messa in campo nelle baraccopoli di Manila dove il 77enne missionario arzignanese e i confratelli canossiani portano la luce della fede e la speranza della carità. Intanto a Talità Kumì, struttura nel verde ora sotto la minaccia del vulcano, si continua a ospitare gli sfollati, in fuga dalle scosse sismiche e dalla cenere del vulcano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Daniele Concato
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