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Ugo Fanelli

Se il gelato ha il gusto del lusso. «Rincari anche sulla qualità»

di Veronica Zin
L'intervista a Ugo Fanelli che ha aperto la sua gelateria più di trent'anni fa, nel 1987
Ugo Fanelli
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Ugo Fanelli

C'erano una volta il limone, il cioccolato, la crema. C'erano e ci sono ancora, sia chiaro. Solo che sempre più spesso davanti a quella golosa vetrina ci si trova a dover scegliere tra caramello salato, cialda alla vaniglia, cheesecake oppure - ma qui quasi ormai si va sul classico - il pinguino. «Sia chiaro. I sapori storici della tradizione come la nocciola, la fragola, il pistacchio, non mancheranno mai. Ma è divertente e stimolante cimentarsi nella creazione di nuovi gusti perché, come cambiano i tempi, cambia anche il palato della clientela».

Parola di Ugo Fanelli. Non un gelataio qualsiasi, ma "il" gelataio di Vicenza. Da più di trent'anni in quel locale collocato all'angolo tra viale Trieste e via Istria, prepara coni, coppette e vaschette per i vicentini; ha cominciato che aveva vent'anni e dopo oltre trenta di tradizione anche lui, come i gusti dei suoi gelati, ha deciso di cambiare. Addio Fior di Gelato, ed ecco Fior di panna. «Sì - racconta - ho deciso di cambiare nome perché dopo un lungo periodo passato all'estero, nelle Antille Olandesi, per necessità lavorative, ho scelto di tornare a Vicenza e rinnovare la gelateria artigianale. Ha riaperto le porte lo scorso 25 marzo: nuovo locale dall'aspetto più fresco e giovane, nuove attrezzature ed un nuovo nome». Ma l'artigiano è rimasto lo stesso.

Fanelli racconta la storia dietro al suo dolce freddo la cui caratteristica principale è la qualità. Ha iniziato il suo percorso imparando il mestiere di gelataio a Treviso nel lontano '84 e ha poi deciso, insieme alla moglie e socia Vanna Compari, di portare le sue abilità ed il suo prodotto a Vicenza aprendo, nel febbraio 1987, Fior di gelato.

Fior di gelato, pardon Fior di panna, è una tra le gelaterie storiche della città. Uno studio attento alla continua scoperta di sapori nuovi anche se l'animo dell'artigiano rimane "purista e tradizionalista", come sottolinea lo stesso Fanelli. «Dietro ad un cono c'è una storia - racconta Fanelli - e la qualità viene prima di tutto». E qualità fa anche rima con spesa. Di fronte alla situazione inflazionistica che si respira a livello globale, anche il prezzo del gelato è aumentato, «ma la variazione del listino è giustificabile dalla meticolosa ricerca di prodotti di qualità».

Pistacchi di Bronte, Nocciole IGP delle Langhe e Bacche di Vaniglia sono tutti materiali che Fanelli sceglie sapientemente per offrire un prodotto finito qualitativo. Se a questo si aggiungono poi anche i costi dell'imballaggio, dell'energia elettrica e delle risorse umane, il conto - nel vero senso della parola - è fatto. Per fare un esempio un anno fa un chilo di gelato costava 24 euro (20 euro nel 2020, quasi un'altra epoca); adesso 27 euro. Due palline - due gusti - costavano 3,80 euro un anno fa, mentre oggi hanno subito un rincaro di venti centesimi (4 euro).

A seguito della riapertura, di fronte allo scetticismo della clientela dovuto all'aumento dei listini, Fanelli informa così i consumatori sui motivi del rincaro. «Al giorno d'oggi - spiega - il gelato è un bene di lusso che ci si concede più di rado ma, quando lo si fa, si è disposti ad aumentare la capacità di spesa, a patto che sia un prodotto di qualità». Manca solo la ciliegina sulla torta - o meglio: la granella sul gelato - per completare i lavori di innovazione, un'insegna che riporta una citazione di Henry Ford: «Qualità significa fare le cose bene quando nessuno ti sta guardando». La filosofia imprenditoriale di Fanelli si basa proprio sul fare bene il proprio lavoro in modo puro, onesto e trasparente. Il laboratorio è ben visibile a chiunque entri in gelateria, elemento che rafforza ulteriormente l'immagine brand su cui l'artigiano vuole concentrare l'attività. «Non è facile riprendere le redini di un'attività al giorno d'oggi. Anche se Fior di gelato esiste dal 1987, per me, la riapertura, equivale a ricominciare tutto dal principio. Devo ricostruire i rapporti con i clienti, guadagnandomi la loro stima e la loro fiducia, ma penso di poterlo fare grazie alla passione che non mi ha mai lasciato anche dopo più di 40 anni di lavoro».