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La storia

Denis Scortegagna, lo chef dei vip svizzeri

di Andrea Genito
Il 46enne di Schio lavora a Gstaad alle dipendenze di un ricco imprenditore dopo aver operato in diversi Paesi. «Ma tornerò»
Il cuoco Denis Scortegagna, 46 anni, di Schio, lavora da tempo in Svizzera
Il cuoco Denis Scortegagna, 46 anni, di Schio, lavora da tempo in Svizzera
Il cuoco Denis Scortegagna, 46 anni, di Schio, lavora da tempo in Svizzera
Il cuoco Denis Scortegagna, 46 anni, di Schio, lavora da tempo in Svizzera

Un masterchef planetario. Denis Scortegagna, 46 anni, ha portato ovunque il suo talento ai fornelli, partendo da Schio, ed è oramai richiestissimo soprattutto dai vip. Passione, fantasia, ma anche tanta voglia di imparare dai migliori cuochi, girando il mondo: questo il percorso che ha portato Denis a diventare un riferimento a Gstaad, cittadina delle Alpi svizzere nota per le piste da sci, ma anche per essere il rifugio di centinaia di miliardari. Lì uno chalet costa mediamente 45.000 euro al metro quadro ed un appartamento di poche stanze fino a un milione: non esattamente un posto abbordabile e più adatto alle finanze di Madonna, Robbie Williams, Egon Furstemberg o Nicolas Negroponte, che vi hanno stabilito la loro dimora invernale. Ovviamente, proporzionali sono gli ingaggi dei professionisti al servizio di queste residenze e Denis, appunto, è uno di loro.

«Sono lo chef privato della famiglia di un imprenditore - racconta -. Prima mi aveva voluto un magnate dei trasporti. Qui funziona così, se hai un nome, le richieste non mancano e si guadagna bene, anche se l'impegno è totalizzante. Per questo, nonostante le offerte che mi sono arrivate da ristoranti di lusso in Italia, per ora preferisco restare qui». Scortegagna ha bruciato le tappe, dopo aver bruciato la sua prima pentola a 6 anni («volevo preparare una pasta ai miei») e terminate le medie non ha avuto dubbi nello scegliere la scuola alberghiera di Recoaro. «Non amavo studiare sui libri - confessa - per cui mi sembrava fantastico poter imparare sul campo, facendo tanta pratica. Ma la vera molla è stato l'amore per la cucina, se una cosa mi piace non faccio fatica. Papà, che ha uno studio grafico in centro a Schio, mi vedeva architetto, ma quando ha capito che facevo sul serio e non era un ripiego, mi ha assecondato. Col suo camper si è fatto centinaia di chilometri, quando ero molto giovane, per accompagnarmi dove avevo avuto i primi ingaggi, in Sardegna e all'isola d'Elba. C'era l'orgoglio di vedermi all'opera, ma anche la premura di assicurarsi che non mi sfruttassero, approfittando della mia inesperienza».

Da lì, Denis, a 19 anni era già rinomato chef in Germania, in un ristorante italiano. «Ho sperimentato anche mie creazioni sorprendendo i clienti. Però volevo ancora crescere e, dopo aver carpito qualche segreto dai più bravi, sono andato a Londra dove proponevano cucina internazionale. Volevo imparare bene l'inglese, per me è stato un periodo fantastico perché sono diventato supervisor, una sorta di maitre della cucina, ma anche perché il personale veniva da tutto il mondo». Altro cambio di scenario a 22 anni, al Palace hotel di Saint Moritz («ho conosciuto tanti divi della tv italiana, da Pamela Prati, Enrico Beruschi a Teo Teocoli»), breve tappa allo storico Des Bains del Lido di Venezia, oggi in ristrutturazione ed anche un'esperienza ai Caraibi. Doveva durare poco tempo, in una struttura di lusso, ma il Covid l'ha prolungata. «Siamo rimasti bloccati fino a metà del 2021, le misure restrittive erano rigidissime e non ci si poteva imbarcare nemmeno per gli Stati Uniti. Alle 20 c'era il coprifuoco, come in Italia, e non si poteva incontrare nessuno. Cosa facevo lì in quel periodo? Cucinavo per un paio di famiglie importanti che erano lì in vacanza, facevo la spesa per una settimana e poi mi sbizzarrivo con varie ricette. Non è stata però un'esperienza che ricordo con gioia, nonostante la bellezza di quelle spiagge; non ho potuto vedere la mia famiglia e nessun amico, non si sapeva quando ci avrebbero liberato da quella prigione dorata».

Da allora vive a Gstaad, è cittadino svizzero e totalmente dedicato alle necessità del principale. «Ogni giorno cucino piatti diversi, posso passare dalla pizza al piatto iraniano, capita che abbiano ospiti e debba organizzare banchetti con 50 persone. Ho una enorme biblioteca di libri di cucina che mi ispira. Cosa mi manca di Schio? I genitori e il clima, e le camminate nei boschi. Tornerò dopo aver fatto ancora un po' di esperienza e di viaggi: non mi vedo pensionato in Svizzera».