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Confindustria Vicenza

La produzione industriale scivola in negativo: -2,8%. Dalla Vecchia: «Così andremo a sbattere»

di Roberta Bassan
Nel 2023, per la prima volta dopo il Covid, è in calo. Appello all’Europa “regolatore”: «Si rischia di perdere posti di lavoro»
L’industria vicentina chiude il 2023 scivolando a -2,8% per la prima volta dopo l’emergenza covid IMMAGINE D'ARCHIVIO
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L’industria vicentina chiude il 2023 scivolando a -2,8% per la prima volta dopo l’emergenza covid IMMAGINE D'ARCHIVIO
L’industria vicentina chiude il 2023 scivolando a -2,8% per la prima volta dopo l’emergenza covid IMMAGINE D'ARCHIVIO

Tira le fila del 2023 Confindustria Vicenza e la produzione industriale scivola in rosso per la prima volta dopo l’emergenza covid, chiudendo a -2,8%. Un dato che non passa inosservato per una delle più importanti manifatture europee e terza provincia in Italia per valori export. «Lo abbiamo detto e ripetuto alle istituzioni, italiane e soprattutto europee, e anche agli altri attori sociali - commenta la presidente Laura Dalla Vecchia -: se non viriamo, andremo a sbattere e inizieremo a perdere posti di lavoro. L'Europa, in particolare, è il grande regolatore del nostro futuro. Il “come” e il “quando” aziende e privati dovranno rispondere alle direttive, andranno a definire la sopravvivenza o meno di migliaia di imprese».

Il trend

La produzione aveva tenuto (+0,49%) nel primo trimestre, prima di infilarsi in una spirale negativa nei successivi 3 mesi (-3,79%), scesa in modo ulteriore in estate (-5,42%), per frenare il calo nell’ultimo trimestre (-2,47%). «È fondamentale - avverte la presidente - che l'Ue e in particolare modo gli eurodeputati italiani comprendano le specificità dell’industria e sostengano una transizione sostenibile da tutti i punti di vista ambientale, sociale ed economica. Le politiche green devono essere basate su una comprensione profonda delle realtà produttive e non su interessi esterni. In questo contesto, la transizione verso la decarbonizzazione, ad esempio, deve essere gestita con pragmatismo e scienza, non con l’ideologia».

Il pressing

«Le fluttuazioni dei mercati, l'aumento dei costi e le incertezze geopolitiche hanno creato un contesto difficile per le nostre imprese. Per affrontare le turbolenze attuali e future - sostiene Dalla Vecchia -, è indispensabile che investano in innovazione e sostenibilità secondo un piano industriale nazionale ed europeo definito, in grado di affrontare le transizioni in ambito energetico e digitale. L’Italia, forte della seconda manifattura europea e con la prima, quella tedesca, in recessione, deve decidere di assumere un ruolo di leadership, offrendo alle imprese strumenti adeguati e proporre all’Europa una nuova rotta. Siamo di fronte a una svolta epocale, dove la sostenibilità ambientale deve essere integrata con politiche economiche che favoriscano la crescita e l’innovazione».

Il rallentamento

In altalena i dati dell’ultimo trimestre 2023: il mercato interno segna -3,3%, l’export Ue tiene a -0,5% e l’extra-Ue cala a -1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stabile il portafoglio ordini per il 32%, diminuisce per il 47% delle aziende; il lavoro assicurato supera i tre mesi nel 22% dei casi. Il 12% denuncia tensioni di liquidità (15% nel trimestre precedente). Cresce l'occupazione (+0,9%): il 22% delle imprese l’ha aumentata. L’andamento dei prezzi delle materie prime cala (-1,3%), invariato quello dei prodotti finiti.

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