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07.04.2016

Un'unica coltellata
poi sms al rivale
«Ho vinto io»

Fiori e messaggi sulla grata dell'agenzia di Monica. COLORFOTO
Fiori e messaggi sulla grata dell'agenzia di Monica. COLORFOTO

«Ho vinto... vedrai». È il testo dell’ultimo, delirante, messaggio che Davide Tomasi ha scritto al suo presunto “rivale”, un ex fidanzato di Monica De Rossi prima di assassinarla. L’agente immobiliare è stata uccisa da una sola coltellata. Un unico fendente che le ha reciso parte dell’arteria polmonare. È morta dissanguata, in pochi minuti. A stabilirlo l’autopsia eseguita ieri sul corpo della donna dall’anatomopatologa Elisa Vermiglio dell’Università di Verona. Ma l’esame autoptico ha fatto emerge anche un altro particolare che potrebbe rivestire un aspetto non trascurabile nell’indagine sull’omicidio della 47enne, mamma di tre figli. Sulla parte sinistra del collo le è stato infatti rinvenuto un piccolo foro dovuto alla puntura di una siringa. Quale sostanza le sia stata iniettata e soprattutto quando (se prima o dopo il decesso) lo stabiliranno gli ulteriori accertamenti tossicologici disposti sul tessuto prelevato.

L’AUTOPSIA. L’esame è durato oltre quattro ore: dalle 9.30 sino a qualche minuto prima delle 14 di ieri. A parteciparvi, oltre al medico incaricato dalla procura anche il consulente dei familiari della vittima (il dottor Giampaolo Antonelli) e quello dell’assassino (il dottor Andrea Galassi). Il coltello con il quale è stata uccisa è stato tolto dal corpo di Monica solo nel corso dell’autopsia. In quel momento è stato quindi possibile capire la profondità della lesione riportata dalla donna e il fatto che la ferita non le avrebbe lasciato scampo. Nei prossimi giorni verranno invece eseguiti tutti gli altri accertamenti clinici in merito alla sostanza che le sarebbe stata iniettata.

L’ORA DELLA MORTE. In base a una prima ricostruzione, Monica sarebbe stata uccisa poco dopo mezzogiorno, ovvero qualche istante dopo essere entrata, assieme al suo assassino, all’interno della villetta di Poiana di Granfion. Tomasi l’avrebbe aggredita quando la vittima gli ha dato le spalle. In quel momento lui avrebbe estratto il coltello colpendola all’altezza del polmone. Al momento rimane invece un punto interrogativo l’uso della siringa. Quando è avvenuto? E cosa conteneva?

L’INTERROGATORIO. Davide Tomasi, 37 anni, è stato iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Il pubblico ministero, Claudia Brunino, ieri, ne ha chiesto la convalida dell’arresto. Tomasi, attualmente ricoverato nel reparto Psichiatria dell’ospedale San Bortolo, verrà interrogato oggi pomeriggio dal giudice per le indagini preliminari, Roberto Venditti. Interrogatorio di garanzia che avverrà in ospedale alla presenza dell’avvocato Letizia De Ponti, legale difensore del 37enne, residente a Grumolo delle Abbadesse. I familiari della vittima sono invece rappresentati dall’avvocato Marco Dal Ben.

SEQUESTRATO IL TELEFONO. Il sostituto procuratore ha disposto il sequestro del telefono cellulare della vittima e di quello di Tomasi, oltre al suo computer. Sulle apparecchiature verrà infatti disposto un accertamento per cercare di ripercorrere, utilizzando anche questi strumenti, tutte le tappe che hanno preceduto e succeduto il delitto. L’assassino, questo è ormai chiaro, ha infatti inviato numerosi messaggi. Lo avrebbe fatto quando Monica era già priva di vita. Sms spediti non solo ai familiari della donna, ma a quasi tutte le sue conoscenze maschili. Davide sembrava ossessionato dagli ex dell’agente immobiliare. Era convinto fosse stato a causa loro che lei aveva deciso di troncare la loro relazione. Un rapporto che stando a quanto riferito anche dai figli della donna non avrebbe lasciato traccia. Davide sarebbe entrato e uscito dalla vita di Monica come una meteora. Una luce, nemmeno tanto luminosa, che nessuno avrebbe pensato potesse lasciare un buio tanto profondo.

Matteo Bernardini
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