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14.10.2016

L’evasione dell’Iva
costa dieci mesi
a Dario Cassingena

Dario Cassingena, attuale segretario del Vicenza Calcio
Dario Cassingena, attuale segretario del Vicenza Calcio

La vecchia gestione del Vicenza calcio non pagò l’Iva nei tempi stabiliti dalla legge: è evasione fiscale, per il tribunale di Vicenza. Ieri pomeriggio, il giudice Matteo Mantovani ha condannato Dario Cassingena, amministratore delegato all’epoca dei fatti della società biancorossa, a 10 mesi di reclusione. La pena è stata sospesa, ma l’imputato è stato anche interdetto dai pubblici uffici per un anno, e per due dalle cariche sociali. Mano pesante per lui da parte del tribunale: la procura aveva chiesto 8 mesi. Assolti invece gli altri tre imputati. Sergio Cassingena, Dario Cristallini e Tiziano Cunico, tutti per non aver commesso il fatto.

LA PARTITA. A difendere i colori biancorossi non c’era ieri Benassi o Vigorito, ma gli avv. Claudio Solinas e Antonio Marchesini (per Cunico). La partita non si è giocata infatti al Menti, ma nelle aule del tribunale. I quattro erano finiti sul banco degli imputati, dopo la citazione del pubblico ministero Alessandro Severi, per evasione fiscale in concorso. Gli accusati dovevano difendersi in qualità di amministratori delegati di Vicenza calcio spa, un ruolo che li accomunava all’epoca del reato, cioè la fine di dicembre 2012. Successivamente Cassingena junior, 35 anni, di Torri di Quartesolo, rimase amministratore delegato, oltre che consigliere; il padre Sergio, 64, di Vicenza, divenne presidente di Finalfa, la società che controllava il 95 per cento delle quote del Vicenza; Cunico, 54, di Caldogno, fu presidente, mentre Cristallini, 44, della città, ricoprì il ruolo di direttore sportivo. L’avvento di Pastorelli stravolse l’organigramma.

ACCUSE. La procura contestava ai vertici della società di via Schio il fatto di non aver versato, entro i termini previsti dalla legge, e cioè la fine di dicembre di quattro anni fa, l’Iva per l’anno d’imposta precedente. Nello specifico, il Vicenza non aveva pagato al Fisco alla scadenza 2 milioni e 294 mila euro, come da calcoli dell’Agenzia delle entrate, sulla scorta della dichiarazione annuale dei redditi del club sportivo. Quando i funzionari del Fisco si accorsero, nel corso delle verifiche, che la società non aveva pagato il dovuto, erano scattati gli accertamenti. Emerse che legale rappresentante all’epoca era Massimo Masolo, ma per gli inquirenti responsabili erano i quattro, che furono denunciati alla procura. La quale avviò delle indagini e dispose degli interrogatori per fare piena chiarezza.

I CONTI. Il Vicenza calcio, all’epoca dei fatti, non navigava in acque semplici, dal punto di vista finanziario ed economico. All’origine del mancato versamento, che emerse per tabulas, vi era stata, stando alla ricostruzione della procura, che aveva coordinato i finanzieri della sezione di palazzo di giustizia, un’oggettiva difficoltà economica da parte del club, nonostante l’Iva si calcoli sulla scorta di quanto dichiarato (e incassato). La volontà di non evadere era però chiara, visto che nei mesi successivi i vertici della società iniziarono a rateizzare il pagamento d’intesa con l’Agenzia.

LA DIFESA. «La società all’epoca dei fatti non disponeva delle risorse necessarie per il versamento dell’iva. Fra l’altro, si era data priorità a crediti privilegiati, di grado superiore». Dario Cassingena lo spiegò quando venne interrogato. Divenne amministratore pochi giorni prima della scadenza del pagamento; e iniziò a versare nei primi mesi dell’anno successivo.

I RUOLI. Accusa e difesa hanno rimarcato i ruoli dei quattro imputati nella società alla fine del 2012. Cristallini si occupava dell’area tecnica e sportiva; Cunico, che aveva presentato poco prima le dimissioni, aveva la delega a cercare nuovi finanziatori; Sergio Cassingena era uscito mesi prima dalla gestione societaria. Restava Dario, il quale è stato condannato dal giudice. Una volta lette le motivazioni della sentenza, per Dario Cassingena sarà scontato il ricorso in Appello per far valere la sua innocenza.

Diego Neri
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