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11.01.2018

«La contrada nella mia casa-museo»

Le tre generazioni Rossato all’interno della casa museo allestito dall’81enne Rolando.   FOTO MOLINARIRolando Rossato al lavoro nel suo laboratorio di restauro.    MOLINARI
Le tre generazioni Rossato all’interno della casa museo allestito dall’81enne Rolando. FOTO MOLINARIRolando Rossato al lavoro nel suo laboratorio di restauro. MOLINARI

Veronica Molinari Ad accogliere i visitatori c’è il caldo della vecchia stufa economica di famiglia. In contrada Rossati, “Casa Ciribini” è un piccolo museo con oltre mille oggetti che svelano due secoli di storia. A raccontare la vita che, dalla punta per lavorare la pietra alla raccolta di falcetti fino al “bigolo” per trasportare a spalla l’acqua, si nasconde dietro ogni attrezzo esposto è Rolando Rossato. Con i suoi 81 anni svela le origini di una contrada che nasce nel Settecento, che contava un centinaio di abitanti tra il 1930 e il 1940 e che rivive attraverso la sua passione. Tra le mura del 1763 sono oggi ordinate collezioni di utensili da cucina, seghe, attrezzi usati nelle antiche cave delle contrade Cecchetti e Petrini, quelli del barbiere, dello scalpellino e del ciabattino. Ci si potrebbe perdere nei racconti di Rossato che, accanto al figlio Dimitri e ai nipoti Mattia e Vittorio, si mette al lavoro con grembiule e guanti per mostrare come si restaura una vecchia e arrugginita forma per le scarpe. «Ero il primo di 8 fratelli e ho lasciato la contrada quando mi sono sposato con Luciana a 33 anni, trasferendomi in centro a Novale e sono nati Cristina e Dimitri - racconta il “custode” della memoria dei Rossati- Prima ho fatto l’apprendista in una officina di biciclette e negli anni Sessanta sono entrato alla Marzotto come artigiano per arrivare ad essere, per 18 anni, responsabile della manutenzione dei servizi tecnici. Dagli anni Cinquanta ho cominciato a riordinare tutti gli oggetti che erano della mia famiglia e che tenevo nel granaio. Poi la voce si è sparsa e oggi arrivano anche dalle contrade vicine ad offrirmi pezzi da restaurare per arricchire la mia esposizione». Dimitri, che sorride ascoltando il padre, ha deciso di tornare a vivere dove ha le radici la sua famiglia e nel 2006 è diventato papà di Mattia, il primo fiocco azzurro ai Rossati dopo 30 anni. Ed è il figlio Dimitri che ha deciso di ristrutturare le abitazioni con le antiche iscrizioni e gli archi del Settecento. Quando è visitabile il museo? «Se hanno fortuna mi trovano», risponde d’impeto Rossato, ma il figlio ridendo indica il sabato pomeriggio come possibile apertura e mostra foglietti scritti a mano che chi arriva può trovare sulla porta: “sono nel campo” o “sono alla fontana” con il numero di cellulare. «Ogni anno vengono 200 visitatori, sono soprattutto persone che passeggiando si incuriosiscono. Ma anche scolaresche che vengono per la vicina fattoria didattica o per i fossili della val delle Fosse». Indica il secchiaio di pietra con manometro per misurare la pressione dell’acqua e mostra che è assolutamente funzionante. «L’oggetto a cui tengo di più è un girarrosto a carica a peso dell’Ottocento dei miei nonni -aggiunge- Questo è il paiolo con il “soco” per tenerlo fermo. Anche se l’oggetto più antico, di un secolo prima, è questa squadra con pendolo, una bolla “primitiva”. Vede che è fatta completamente a mano?» E in mezzo alle foto dei suoi nonni, che avevano l’osteria in contrada e di cui conserva le carte da gioco, del coro dell’Obante dove ha cantato per 20 anni, della visita del vescovo Carlo Zinato alla contrada, dello scatto con dedica di Ugo Nizzero nel 1938 che lo ritrae bambino con Stelvio, il cane del fotografo, esprime il suo desiderio: «Vorrei che mio figlio e i miei nipoti continuassero a curare questo luogo per sempre». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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