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12.01.2019

La bomba e la tragedia di quarant’anni fa

Nell’immagine di Borracino l’appartamento di via Vittorio Veneto devastato dall’esplosione dell’ordigno
Nell’immagine di Borracino l’appartamento di via Vittorio Veneto devastato dall’esplosione dell’ordigno

Giorni lontani. Di quasi quarant’anni fa. Incroci tra vita e morte. Tra utopie e ideali deviati. Tra arte e politica militante. Giorni caldi. Che ora suggeriscono una mostra pittorica nel ricordo di Lorenzo Bortoli, uno dei protagonisti della vicenda. La cornice? Una stagione di contestazioni e violenze. In un quadro politico e sociale che induce a più di una riflessione. In quei giorni il Fondo monetario internazionale - sottolineava il collega Gianmauro Anni - ammoniva l’Italia. L’inflazione non sarebbe diminuita se il Paese non fosse riuscito a «limitare la domanda di servizi sanitari», chiamando gli utenti a pagare una parte del costo. Chiedeva, sempre il Fmi, di ridurre l’anomala «crescita delle pensioni di invalidità». Raccomandava che al più presto venisse facilitata la «mobilità dei lavoratori». Erano le ore 17 di giovedì 11 aprile 1979. In quel tardo pomeriggio a Thiene, al civico 4 via Vittorio Veneto, lungo la strada che dalla stazione porta all’odierna rotatoria del Cristo, saltò in aria un piccolo appartamento, al primo piano. Morirono tre giovani: Angelo Dal Santo, 25 anni, metalmeccanico di Lugo, il coetaneo Alberto Graziani, universitario laureando in medicina, di Thiene e Maria Antonietta Berna, 22 anni, sempre di Thiene, convivente dell’affittuario dell’appartamento, Lorenzo Bortoli, 26 anni, pittore decoratore, originario di Marano. Arrestato, Bortoli si suicidò due mesi dopo nel carcere di Verona. A quarant’anni di distanza la vicenda complessa e dolorosa, che ha segnato la storia di Thiene, al tempo blindata e ferita, si ripropone con un nuovo tentativo di lettura. La proposta avanzata al Comune, ora sul tavolo dell’assessore alla cultura Maria Gabriella Strinati, e dell’intera giunta Casarotto, è di una mostra pittoria dedicata a Lorenzo Bortoli. La domanda, a firma di Paola Girardello e Donato Tagliapietra, è di poter esporre circa 25-30 opere, tra i 70 dipinti composti dall’artista. Sono olii, matite, tempere, acquerelli e quadri con tecniche miste. La mostra, ancora da definire nei luoghi (villa Fabris, la Galleria di arte moderna?) e nei tempi, vorrebbe percorrere cronologicamente l’attività pittorica di Lorenzo Bortoli. Si tratta di opere prodotte a partire dagli anni 1967-68 fino ad arrivare a quelle al momento custodite nella casa del Popolo a Marano, tele che peraltro necessiterebbero di un restauro a parere degli organizzatori. «Il lavoro di esposizione - è spiegato- si avvale dello studio del thienese Alvaro Bonollo, personalità complessa, giornalista, polemista, studioso appassionato di archeologia, morto nel 1996. Bonollo ha scritto un piccolo saggio “Come spegnere le stelle: studio del pittore Lorenzo Bortoli con cenni di storia contemporanea thienese”». In pratica un“recupero di memoria” che a 40 anni di distanza dalla tragica vicenda ha l’intenzione di coinvolgere la comunità, gli artisti e gli studenti di Thiene e dell’Alto Vicentino. «Attraverso la mostra dei dipinti di Bortoli potrebbe essere riconosciuta la valenza artistica di questo giovane pittore ma anche approfondita la storia di un’epoca “dimenticata”». «È un argomento delicato - spiega l’assessore Strinati - Ma l’intenzione è di procedere. Magari affiancando la mostra ad un convegno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Mason
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