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06.12.2017

«Profughi, così si rovina un simbolo»

La vecchia canonica in seguito diventata dimora storica potrebbe ospitare i profughi.   FOTO MASSIGNAN
La vecchia canonica in seguito diventata dimora storica potrebbe ospitare i profughi. FOTO MASSIGNAN

Costozza, un borgo che trasuda storia, un concentrato di chiese e ville raggruppate una a pochi metri dall’altra che fanno da cornice a chi percorre via Volto, cominciando da Villa da Schio, passando per Villa Eolia e Villa Trento Carli prima di arrivare allo storico “volto” anticipato dalla pieve più antica del luogo, quella dell’ex chiesa di Santa Sofia già ricordata in un documento feudale del 1236. Anche ieri nella frazione di Longare l’argomento all’ordine del giorno era quello dell’annunciato arrivo di 17 richiedenti asilo da collocare nell’ex canonica, ora edificio privato gestito dalla padovana Immobiliare Tamerici, che sorge ai piedi della collina a fianco della pieve di San Mauro Abate che sovrasta il borgo. In via Volto, che guarda proprio verso l’ex canonica, è un coro unanime di contrarietà quello che si alza dagli avventori. «Meglio delle parole dice il colpo d’occhio. Basta affacciarsi e vedere l’incanto e la bellezza di questo luogo che andrebbe valorizzato e non declassato: siamo pronti alle barricate» dicono i clienti. Valentino Dalla Costa riassume il pensiero di tutti: «Non è una questione di razzismo o di mancanza di spirito d’accoglienza. Una mano è possibile darla, sappiamo da che situazione provengono queste persone e che sono in cerca di una vita migliore, ma è assurdo il luogo dove è stato deciso di accoglierli. Qui le mura delle case raccontano della storia della “pietra tenera di Vicenza” cara al Palladio, da ogni parte in cui si volge lo sguardo c’è una villa o un palazzo storico. Qui ha soggiornato Galileo Galilei. Costozza va assolutamente salvaguardata e protetta come fosse un reperto storico. Anche domenica scorsa c’era una comitiva composta da una ventina di persone provenienti dalla Germania che ha manifestato grande interesse per ville e palazzi». Giuseppe Restiglian ha casa in via Vittorio Veneto proprio sotto le mura della pieve di San Mauro Abate. «Abito lì – indica con il dito – da sessant’anni. Se arriveranno sono sicuro provocheranno problemi. Lo abbiamo visto in tante parti d’Italia. Qui abita una piccola comunità, composta perlopiù da persone avanti con gli anni, assai difficile possa esserci integrazione». La mette giù dura Primo Gonzato, che abita in piazza a Costozza. «Al momento sono senza lavoro ed ho un certificato di invalidità ma dalle istituzioni non mi è arrivato alcun aiuto. Arrivano questi e subito gli viene dato vitto e alloggio. Due pesi e due misure che non posso accettare». C’è anche chi ha già avuto esperienze negative con immigrati di colore già presenti a Costozza. « Si sono già verificati – racconta Roberto Crescenzio, panettiere con bottega in via Volto - episodi poco simpatici. Noi al mattino consegniamo il pane a domicilio e siamo soliti lasciarlo sulla finestra. In più di una occasione però è sparito. Qualcuno giura d’aver visto ragazzi di colore passare in bicicletta e portarlo via. Adesso siamo costretti a suonare il campanello ogni volta. In negozio passano mediamente ogni giorni tre-quattro immigrati a chiedere soldi: avevo iniziato a regalare qualche pezzo di pane, poi ho visto che lo gettavano via». Intanto per mercoledì sera, alle 20.30, è stato convocato un consiglio comunale straordinario con all’ordine del giorno l’annunciato arrivo dei migranti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giorgio Zordan
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