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29.08.2018

Salva ragazzo folgorato «Non sono un’eroina»

Laura Dalla Gassa, infermiera, durante le vacanze in Salento
Laura Dalla Gassa, infermiera, durante le vacanze in Salento

«Ho fatto solo il mio lavoro». Che ha contribuito però, ed è il dettaglio che fa la differenza, a salvare una vita. Laura Dalla Gassa, 26 anni, infermiera arzignanese, preferisce non parlare e cerca di abbassare subito i riflettori che si sono accesi su di lei, tra le prime persone a soccorrere in spiaggia il 13enne senegalese colpito da un fulmine la scorsa settimana in Puglia. «Mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto - si lascia andare poi sui social “un po’ imbarazzata e un po’ stordita da tutta questa risonanza”, spiega -. Insieme ad un altro infermiere, ad un civile e ai bagnini abbiamo aiutato quel ragazzo. Dopo di noi è stato nelle mani di altri infermieri e medici preparati, il lavoro non era certo finito dopo di noi. Non mi sento una eroina per questo». L’episodio risale allo scorso venerdì quando un fulmine è caduto tra i bagnanti su una spiaggia tra Porto Cesareo e Torre Lapillo, nel Salento. La scarica si è abbattuta su un gruppo di ragazzini senegalesi che giocavano a calcetto su un tratto di spiaggia libera tra i lidi Le Dune e Il Tabu, provocando quattro feriti. Ad avere la peggio sono stati un 17enne e soprattutto il 13enne, ricoverato in rianimazione al Vito Fazzi di Lecce dopo essere andato in arresto cardiaco. In attesa degli operatori del Suem, il giovane è stato soccorso dal bagnino, intervenuto con il defibrillatore, e da alcuni bagnanti. Tra questi, Laura Dalla Gassa, che si trovava in vacanza col fidanzato. Questione di attimi, in cui non c’è spazio per le esitazioni, ma solo per sangue freddo e professionalità. Il primo a rendere noto quanto accaduto è stato il padre della giovane infermiera, che lavora nel reparto di Rianimazione ad Arzignano. Diego Dalla Gassa ha raccontato di come la figlia abbia visto il bagnino correre e d’istinto lo abbia seguito, presagendo che qualcuno fosse in pericolo. Insieme poi hanno rianimato il 13enne fino all’arrivo dei sanitari. Un lavoro di squadra, che ha permesso al giovane di non mollare e ora di essere fuori pericolo. «Essere infermieri è il lavoro più bello del mondo - scrive ancora Laura - ma è anche molto difficile. Tutti i giorni, possiamo sentirci eroi e possiamo sentirci impotenti di fronte alla vita e imparare a convivere con questo è forse il più grande dei super poteri». «Papà - aggiunge - dice che c’è bisogno di testimonianze buone, di cose belle, e sì, lo credo anche io. Spero sia questo quello che rimarrà. Viva la vita e i suoi colori». Infine un pensiero ai «veri angeli in terra... i nostri colleghi del Suem che tutti i giorni si trovano di fronte a fatti come questo e a mia zia che mi ha ispirato nella scelta di questo lavoro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessia Zorzan
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