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09.02.2019

«Abbandonati nella neve per 18 ore»

La coda di veicoli sull'autostrada del Brennero che era stata chiusa a causa della neve tra Chiusa e VipitenoLa loro auto ferma sulla A22.  L.N.
La coda di veicoli sull'autostrada del Brennero che era stata chiusa a causa della neve tra Chiusa e VipitenoLa loro auto ferma sulla A22. L.N.

«Sono una persona equilibrata. Ma quello che è successo mi ha destabilizzato. Ora sono contenta di aver prenotato l’aereo per le vacanze estive». Lara Gecchele, 37 anni, di Arzignano, maestra d’asilo, non riesce a dimenticare e soprattutto a cancellare la rabbia per l’odissea vissuta lo scorso week-end. Ben 18 ore bloccata in auto sotto la neve, al freddo, sull’autostrada A22 del Brennero, insieme al marito Matteo e al figlio Pietro, di 8 anni. Stavano cercando di raggiungere alcuni familiari, e l’altra figlia, in Austria per un paio di giorni in montagna. Ma non ci sono mai arrivati. Sono rimasti fermi in autostrada dalle 21 di venerdì fino alle 15 di sabato. IL BLOCCO. «Ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni - spiega Gecchele -. Ho cercato di contattare il mondo durante quelle ore. Ci tranquillizzavano al telefono ma nessuno arrivava a portarci sostegno». Lara, Matteo e Pietro sono rientrati ad Arzignano domenica. «Dopo ore da incubo - precisa -. Non c’era un cartello, un avviso luminoso in autostrada per avvertire gli automobilisti del blocco causato dalla neve; c’era solo la segnalazione neve. Ma con un’Audi 4x4 con le gomme invernali non ci siamo preoccupati. Che ci fosse traffico intenso o mezzi pesanti incolonnati nessuna comunicazione. Non è possibile che si formino 50 km di coda senza che nessuno sappia nulla. Avrebbero dovuto farci uscire a Trento. E invece hanno continuato a far entrare in autostrada anche le macchine a Bressanone. E i controlli sui mezzi pesanti? I camion, quasi tutti stranieri, avevano gomme lisce, senza catene e senza pneumatici da neve. Erano tutti in corsia di sorpasso. Poi ci hanno riferito che c’era stato un tamponamento. E da lì è iniziato l’incubo». Erano circa le 21 di venerdì: la famiglia Gecchele, sul Brennero, dopo una sosta in autogrill, era ripartita e dopo circa 15 km dal casello di Trento tutto si è bloccato. LA PAURA. «Abbiamo cominciato a telefonare a 112, Autostrada, protezione civile. Nostro figlio a un certo punto si è addormentato. Mio marito ed io siamo praticamente sempre rimasti svegli. Ogni 15 minuti riaccendevamo la macchina, per far partire il riscaldamento. Avevamo fatto il pieno ma dopo la nottata ci siamo preoccupati che la benzina potesse finire. Al mattino, dopo mezz’oretta di sonno, ci siamo ritrovati sotto 60 cm di neve. E tutto ancora bloccato. Avevamo solo una bottiglietta d’acqua e due pezzi di pane, lasciati a mio figlio. Non volevamo farlo preoccupare. Ci siamo messi a fare un pupazzo di neve in autostrada e poi una passeggiata tra i camion fermi». E Lara Gecchele continuava a chiedere aiuto. «La protezione civile al telefono ci diceva: siete in pericolo di vita? No, ma siamo sotto la neve da ieri sera, senza cibo né acqua con un bambino, rispondevo. Volevo anche scavalcare il guard- rail per cercare aiuto a piedi ma eravamo fermi su un lungo ponte. Fortuna che avevamo il cavetto per ricaricare il telefono». LA FAME E IL SONNO. «Una famiglia tedesca ci ha dato un panino per i bambino, un camionista polacco una bottiglietta e della carne in scatola». La protezione civile è arrivata dopo 18 ore, dall’altra direzione. «Ho scavalcato la barriera tra le carreggiate, hanno portato via me e il bambino. Sono stati gentili ma fino a quel momento dov'erano? Mio marito è rimasto in auto. Ci hanno accompagnati in un hotel a Bressanone, che ci siamo pagati. Lungo la strada ho visto altre famiglie, una corriera di bambini e gente che chiedeva aiuto. Dopo un po’ la situazione si è sbloccata e mio marito, uscito a Vipiteno, ci ha raggiunti sabato sera a Bressanone. Abbiamo dormito lì. Siamo crollati per la stanchezza e per il sonno. Ma quello che è successo è stato allucinante». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli
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