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28.08.2018

Sindaci, la fusione non è più un tabù

Il borgo di Toara di Villaga, uno dei luoghi più suggestivi dei Berici
Il borgo di Toara di Villaga, uno dei luoghi più suggestivi dei Berici

Giorgio Zordan Nell’Area Berica c’è chi all’istituto della fusione ci sta pensando, come ad esempio Noventa, Albettone e Campiglia dei Berici, chi lo ha già fatto come Grancona e San Germano dei Berici, ora Val Liona, e Barbarano-Mossano, chi ha già depositato domanda e si appresta al referendum come Longare, Castegnero e Nanto. L’unione fa la forza, recita un vecchio adagio, soprattutto se sul piatto ci sono i cospicui finanziamenti di Stato e Regione. Le voci fuori dal coro tuttavia, anche se la pattuglia si fa sempre più ristretta, non mancano e alle sirene dei bonus milionari contrappongono dubbi e perplessità. Come i sindaci di Villaga, Montegaldella e Agugliaro. «Credo che dal punto di vista amministrativo – questa la posizione di Eugenio Gonzato, primo cittadino di Villaga - vi sia la necessità di aggregare e di unire alcune funzioni e servizi. In teoria si riducono i costi e si ha maggior efficienza. Ma poi, all’atto pratico, può capitare che insorgano problemi di trasferimento del personale, oppure che manchino figure con determinate competenze mentre per altre ci siano doppioni. L’unione dei servizi, come è concepita oggi, si è dimostrata, fatto salvo qualche eccezione, inefficace, un carrozzone che rallenta l’attività e fa perdere efficacia all’azione amministrativa. Non è abolendo un consiglio comunale che si risolvono i problemi. Servono poche regole ma chiare e condivise. Ecco, in questa maniera si arriverebbe a creare una identità territoriale più ampia». La perplessità maggiore, in caso di fusione, è rappresentata «dal rischio di dover rinunciare alla propria identità come comunità, e questo lo trovo un passo antistorico. Tutte le comunità hanno un loro trascorso, un passato, ed è giusto sia mantenuto. Se l’Italia è uno dei Paesi più visitati al mondo, è perché ci sono Comuni che si sono messi in gara tra loro per creare palazzi e piazze sempre più belle, e questo ha prodotto tanta bellezza. La forza delle piccole comunità sta proprio nella loro identità, nelle loro tradizioni che poi si esplica in numerose forme. E se queste piccole realtà vengono “spalmate” in un contesto più ampio perdono la loro forza, corrono il rischio di sentirsi inutili, perdono il loro spirito di iniziativa. Per questo sono dubbioso». Roberto Andriolo, sindaco di Agugliaro, non è contrario alla fusione tra Comuni ma «non va fatta per soldi. Chi riesce a camminare con le proprie gambe può andare avanti da solo, la situazione cambia se non riesce più a dare quei servizi necessari alla popolazione». Il primo cittadino il mese scorso, in occasione dell’inaugurazione del nuovo municipio, ha rivendicato l’appartenenza ad una storia millenaria che non vuol veder svanire. «Il nostro Comune ha praticamente zero debiti. Il tutto nonostante gli investimenti corposi non manchino. Il primo cittadino di Agugliaro avanza poi perplessità sui finanziamenti. «A noi, in caso di fusione, arriverebbero 2 milioni di euro, 200 mila per dieci anni. Ma in uno Stato come il nostro siamo sicuri che arriverebbero tutti?». Cambia però la prospettiva per i Comuni piccoli in una visione a lungo termine. «Per quanto riguarda il Basso Vicentino, tra 10 o 20 anni un’aggregazione con Noventa per molti enti locali diventerà una necessità. Le nascite sono in calo, e già a partire dal 2023 qualche Comune non si riuscirà a formare la prima classe elementare, con la conseguenza che bisognerà ripensare la rete dei servizi scolastici». Un primo cittadino assai scettico sulla fusione è quello di Montegaldella. «Portano alla cancellazione di nomi di paesi – ha dichiarato Paolo Dainese - che hanno una storia millenaria per far nascere un ente che magari alle sue estremità territoriali parla due dialetti diversi. Portano milioni? Prima bisognerebbe che lo Stato ci desse la possibilità di usare i soldi che abbiamo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giorgio Zordan
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