IL PROFESSORE DI SCHIO

«Un volo di due piani
nella casa crollata
Ma sono ancora vivo»

Prima e dopo: la casa natale del professore di Schio è la prima a sinistra, crollata per metà. S.D.C.
Prima e dopo: la casa natale del professore di Schio è la prima a sinistra, crollata per metà. S.D.C.

Il suo materasso è rimasto in cima al cumulo di macerie, lasciandolo praticamente illeso, mentre la casa crollava devastando tutto quello che conteneva. Una storia al confine con il miracolo quella di Angelo Catena, professore d’informatica del liceo scientifico Tron di Schio, che mercoledì notte ha vissuto momenti da incubo nella sua casetta poco distante dal municipio di Amatrice. Ora è in ospedale, con alcune costole rotte. Ma vivo.

LA SCOSSA E IL CROLLO. «Ho sentito un boato fortissimo e mi sono svegliato di soprassalto, spaventato - racconta dal letto d’ospedale de L’Aquila, dove attualmente è ricoverato -. Ho fatto appena in tempo a realizzare che si trattava di un terremoto, poi in un attimo tutto è crollato. Con un rumore spaventoso la camera da letto è sprofondata e non ho visto più nulla. Un momento estremo, ho pensato davvero che fosse la fine».

LA SALVEZZA. Per fortuna il professore stava dormendo in una camera al secondo ed ultimo piano della casa di famiglia, utilizzata solo durante le vacanze. La fortissima scossa ha fatto crollare la metà dell’edificio in cui lui si trovava, ma non il tetto, che di fatto era l’unica cosa che poteva cadergli addosso. «I piani si sono accartocciati uno sull’altro - ricorda con un filo di voce - ed ero convinto fosse giunta la mia ora. Invece, quando è tornato il silenzio, ero ancora vivo e mi trovavo sopra alla montagna di detriti che una volta era stata la mia casa. Mi sono ripulito dalla polvere e dai calcinacci e il mio pensiero è subito corso a mio fratello, anche lui in casa». La sua camera però era situata nella parte di casa che è rimasta in piedi. Nell’abitaizone non c’era nessun altro, poiché figli, mogli e altri parenti erano in altre località per le ferie.

NEL PARCHEGGIO. In qualche modo il fratello è riuscito a farsi strada tra i muri crollati, ricongiungendosi al professore visibilmente ferito, per aiutarlo. «Eravamo in pigiama, scalzi e pieni di polvere - racconta ancora il docente -. Abbiamo afferrato un paio di coperte al volo e una maglia e siamo scappati in cerca di un luogo sicuro. Avevamo paura che potessero esserci altri crolli». I due fratelli hanno trovato riparo in un parcheggio appena fuori dal centro del paese, dove tante altre persone si erano rifugiate. Tutte vestite con pigiami stracciati o con la prima cosa trovata, tutte con gli occhi segnati dalla paura e dall’orrore della morte. «Una tragedia immane - racconta Catena – un paese raso al suolo e tante vite spezzate. Per noi è stata una terribile avventura a lieto fine, ma per tanti altri non è stato così e anch'io l'altra notte ho perso alcuni amici nella catastrofe. Chi poteva immaginarsi una cosa del genere? Invece ora ci sono un paese e tante famiglie distrutte: la sera prima c’era una festa, il giorno dopo non esisteva più niente».

LO CHOC. «Abbiamo corso e finché non siamo stati al sicuro - aggiunge Catena - non ho praticamente sentito nulla fisicamente. Vedevo che ero ferito, ma il mio corpo non avvertiva il dolore. Io e mio fratello pensavamo solo a salvarci». Poi, appena sono arrivati al parcheggio, i due hanno cercato di comunicare alle rispettive famiglie che erano vivi. «Tutte le mie cose sono state sepolte dai detriti, compreso il cellulare. Mio fratello invece in un attimo di lucidità è riuscito a prenderlo prima della fuga. Solo dopo aver sentito la voce dei nostri cari ci siamo un po’ tranquillizzati». Dell’abitazione poco si potrà salvare. «Vestiti, oggetti, mobili, tutto distrutto. Trattandosi di una casa usata per le vacanze, almeno non conteneva materiale di particolare valore. Nel crollo però sono state completamente sepolte sia la mia auto, sia quella di mio fratello».

ALL’OSPEDALE. Ritrovandosi appiedati, hanno contattato una parente che li ha accompagnati all’ospedale de L’Aquila dove ora il professore è ricoverato. Oltre alle numerose escoriazioni e traumi, i medici gli hanno diagnosticato la frattura di un paio di costole. «Qui all’ospedale è pieno di gente, ma nonostante la situazione di grave emergenza, sono stato trattato con molta disponibilità e professionalità», sospira.

SCUOLA. Ora il conforto è uno slancio verso il futuro. «Spero comunque di rimettermi per l’inizio dell’anno scolastico». Nonostante il trauma, il professore, che insegna al liceo Tron da quindici anni, ma vive nel Vicentino dalla fine degli anni '70, non si perde d’animo e cerca di guardare avanti. In questi giorni la scuola è stata tempestate di telefonate da parte dei colleghi, ma anche di alcuni studenti, che volevano informarsi sullo status del professore. «Gli altri insegnanti sono molto scossi, c’è stata sentita partecipazione - afferma la preside Giovanna Deon - perché il professor Catena è molto apprezzato a scuola. Speriamo di rivederlo presto tra di noi, augurandogli di rimarginare presto le ferite del corpo e dello spirito lasciate da un’esperienza così drammatica».

Silvia Dal Ceredo